Resort di Kushner in Albania, non si placa la protesta e Rama dà la colpa all’Iran. Ma ora è a rischio l’adesione all’Ue

Albania, Rama chiama Iran la rivoluzione dei fenicotteri. Ma il capitolo 27 e l'adesione Ue passano per le due leggi del resort di Kushner

Resort di Kushner in Albania, non si placa la protesta e Rama dà la colpa all’Iran. Ma ora è a rischio l’adesione all’Ue

Dal vertice Ue-Balcani occidentali di Tivat, in Montenegro, Edi Rama ha trovato il colpevole della piazza che da una settimana assedia Tirana: l’Iran. Una «guerra ibrida», ha detto il 5 giugno 2026, e a chi gli chiedeva del resort ha risposto che senza Jared Kushner di mezzo all’Europa non importerebbe niente. Eppure, mentre lo diceva, a casa era il settimo giorno consecutivo e sotto la sua residenza si chiedevano le sue dimissioni. Il fronte, stavolta, non è uno solo.

La piazza la chiamano “rivoluzione dei fenicotteri”, dal simbolo dell’area protetta di Vjosa-Narta, sulla costa di Valona. Lì la società di Kushner, Affinity Partners, vuole un resort da 1,4 miliardi di euro, anzi fino a 4 secondo le ultime cifre dello stesso Rama, su un piano che arriva a diecimila fra camere e ville. Era partita il 30 maggio a Zvërnec, quando le guardie private di un cantiere hanno trascinato un manifestante lungo la scogliera e un agente è finito in manette; le autorità hanno revocato la licenza a due società di sicurezza. Il 2 giugno lo Spak, la procura anticorruzione, ha congelato i conti di Albania Land Development, la società di imprenditori qatarioti che aveva comprato i terreni. Da Atene è arrivata una protesta formale, perché fra i feriti c’era anche un cittadino greco. La rabbia ha passato i confini, con cortei a Bruxelles, Berlino, Milano, New York. Ma Rama non arretra: alla Cnn ha parlato di un Paese «sotto attacco» da concorrenti e da migliaia di profili falsi, ha negato che esista «nessuna isola della famiglia Trump», e a Tivat ha assicurato che il resort «non sarà la mia Mar-a-Lago».

Perché proprio l’Iran

L’accusa di Rama non esce dal nulla. L’Albania ospita da anni circa 3.000 dissidenti iraniani del Mek, i Mujahedin del popolo, nel campo di Ashraf 3 vicino a Durazzo. Nel 2022 è stata il primo Paese al mondo a rompere le relazioni con Teheran, dopo un attacco informatico attribuito all’Iran: ambasciata espulsa in 24 ore, con Washington a coprirle le spalle. Già nel 2018 e nel 2019 aveva cacciato diplomatici iraniani per ragioni di sicurezza. Da allora Tirana ha costruito un pezzo della sua identità di sicurezza sull’essere la casa dei nemici di Teheran e sull’asse con Stati Uniti e Israele. È lo stesso asse che ha portato su quella costa un resort della famiglia del presidente americano, finanziato dal Golfo. Così, quando Rama dice che dietro la piazza c’è l’Iran, pesca da un avversario vero. Solo che i fenicotteri gonfiabili, stavolta, non li ha mandati Teheran.

Il capitolo 27

La Commissione europea ha fatto sapere a Politico che Tirana deve evitare mosse capaci di compromettere i parametri di chiusura del capitolo 27, quello su ambiente e clima, e allinearsi alle direttive Uccelli e Habitat. Tradotto: ritirare le modifiche del 2024 alla legge sulle aree protette e chiudere la legge sugli investimenti strategici del 2015. È la corsia veloce su cui il resort ha corso: status di investitore strategico il 30 dicembre 2024, concessione fino a 99 anni. Il ministro dell’Ambiente, Sofjan Jaupaj, ha riferito a Bruxelles che i lavori sono sospesi e che si farà una valutazione d’impatto con la società civile. Poi il portavoce ha corretto: mai cominciati, perché nessun permesso è stato approvato. I manifestanti chiedono esattamente quelle due leggi. E il 2027 è l’anno in cui Rama ha promesso di chiudere i negoziati, per entrare nell’Unione entro il 2030.

A Tivat, racconta lui, nessun leader europeo gli ha sollevato la questione. Sarà. Solo che la Commissione gliel’ha messa per iscritto, e non è un nemico che si squalifica come si fa con i fenicotteri gonfiabili. La piazza, di fatto, Rama può chiamarla Iran. La scadenza che si è dato da solo, no. E l’Italia, primo partner commerciale di Tirana, guarda quella costa e parla solo di sbarchi.