La Sveglia

Riapre la scuola del Patriarcato, ma Katz torna a minacciare Gaza

A Gaza City la scuola del Patriarcato latino di Gerusalemme ha riaperto dopo quasi tre anni e martedì il Patriarcato ha contato chi è tornato nelle aule: 1.005 studenti e 77 insegnanti. Il parroco della Sacra Famiglia, padre Gabriel Romanelli, parla di “lacrime di gioia”.

Quello stesso martedì, sul Monte Herzl a Gerusalemme, il ministro della Difesa israeliano Israel Katz ha minacciato che, se anche un solo israeliano venisse rapito, il milione di abitanti di Gaza City sarebbe evacuato verso sud e la città trattata come Rafah e Beit Hanoun. Due nomi di macerie. Poi ha elencato il metodo, evacuare la popolazione, distruggere le infrastrutture e prendere il territorio, e gli ha dato un nome che suona come una rivendicazione, «la lingua che parliamo», tanto che il Jerusalem Post osserva che frasi simili potrebbero complicare la difesa di Israele all’Aia.

Poche ore dopo a New York il segretario generale dell’Onu António Guterres nel suo ultimo discorso all’Assemblea generale prima di lasciare l’incarico ha ricordato le misure provvisorie vincolanti della Corte internazionale di giustizianella causa sul genocidio a Gaza, parola che la relatrice speciale Onu Francesca Albanese usa dal marzo 2024. Sulla Cisgiordania ha visto alzarsi lo spettro della pulizia etnica. Dallo stesso podio Donald Trump ha lodato la tregua per aver salvato «migliaia di vite», mentre il ministero della Salute di Gaza contava 1.399 morti dal cessate il fuoco dell’11 ottobre 2025. Nel carcere tunisino di Mornaguia intanto Wael Naouar della Global Sumud Flotilla arriva oggi al quarantesimo giorno di sciopero della fame.

L’ambasciatore israeliano all’Onu Danny Danon ha risposto a Guterres su X parlando di “insinuazioni oltraggiose”. Katz, la mattina, aveva chiamato lingua l’evacuazione di un milione di persone.