Torna a incendiarsi il fronte giustizia dentro la maggioranza, e a incrociare le spade sono Forza Italia e Fratelli d’Italia. Al centro dello scontro il ddl Zanettin sul sequestro degli smartphone, che da oltre due anni langue in Commissione Giustizia alla Camera, dopo essere stato approvato al Senato nell’aprile 2024.
Il testo prevede che il pm debba chiedere il via libera preventivo al gip per sequestrare il telefono di un indagato, e che gli avvocati possano selezionare il materiale effettivamente sequestrabile, senza distinzioni legate al tipo di reato contestato.
I forzisti decisi a portare il testo in aula, anche senza relatore
Ieri in commissione Fi ha chiesto la calendarizzazione in Aula del provvedimento senza voto sugli emendamenti e senza relatore: in pratica, spedire il testo così com’è in aula. Ma FdI non ci sta. Il partito della premier ha presentato un proprio emendamento, a firma delle deputate Sara Kelany Varchi e Chiara Colosimo, che va in direzione opposta: snellire le procedure per l’acquisizione degli smartphone e l’uso delle intercettazioni nei reati di mafia e terrorismo, prevedendo che basti il solo via libera del pm per procedere al sequestro, senza la previa autorizzazione del gip.
Così la richiesta di Forza Italia di accelerare i tempi è stata respinta, sancendo di fatto la morte della riforma.
Il governo prova a mediare
Per disinnescare la spaccatura, il governo starebbe valutando una terza via: un decreto legislativo ad hoc. Il testo, che nasce da un emendamento del forzista Enrico Costa, ricalcherebbe solo in parte la proposta Zanettin e prevede il controllo preventivo di un giudice o di un organo amministrativo indipendente prima del sequestro, ma con due eccezioni rilevanti – i casi di urgenza motivata e i reati di criminalità organizzata e mafia. Un compromesso che il sottosegretario alla Giustizia Alberto Balboni avrebbe proposto in commissione come possibile via d’uscita.
E il partito della premier insiste sulle richieste di Melillo sulle intercettazioni di indagini non collegate
Sullo sfondo, cresce anche il pressing di Fratelli d’Italia su un altro fronte parallelo: si lavora a un decreto legge, sempre a firma del partito della premier, per reintrodurre la possibilità di riutilizzare in indagini differenti le intercettazioni nate da un’inchiesta principale, limitatamente ai reati gravi di mafia o di allarme sociale, i cosiddetti “reati spia”.
Una proposta già bocciata come “improponibile” durante l’esame del decreto giustizia e immigrazione al Senato, ma che ora torna in gioco raccogliendo l’allarme lanciato dal procuratore nazionale antimafia Giovanni Melillo.