L’Italia riapre le porte al nucleare, via libera definitivo del Senato al ddl: “Centrali nel 2033”

Via libera definitivo del Senato al ddl sul nucleare. Le destre esultano per il ritorno dell'atomo, ignorando anche due referendum.

L’Italia riapre le porte al nucleare, via libera definitivo del Senato al ddl: “Centrali nel 2033”

L’Italia riapre le porte al nucleare. L’Aula del Senato ha approvato in via definitiva il disegno di legge delega, già approvato dalla Camera, che introduce una normativa sul nucleare e permette di riaprire le centrali chiuse dopo il referendum del 1987. Con il ddl il governo è delegato a emanare decreti in materia, definendo i campi d’intervento, a partire dalla costruzione e dell’esercizio delle centrali, passando per la produzione di idrogeno tramite l’energia nucleare e per la gestione del combustibile esaurito.

I decreti attuativi dovrebbero arrivare entro la fine dell’anno, stando agli annunci del ministro dell’Ambiente, Gilberto Pichetto Fratin. Lo stesso ministro parla di “giornata storica per l’Italia”, sostenendo che “il nucleare, insieme alle rinnovabili, renderà l’Italia un Paese sicuro, indipendente e competitivo”. Pichetto Fratin fissa anche una data entro la quale ritiene che possano essere realizzate le prime centrali nucleari: i “tempi previsti” sono tra il 2033 e il 2034.

Per la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, quella fatta dalla maggioranza sul nucleare è una “scelta coraggiosa e di buon senso”, considerando che “oggi importiamo elettricità prodotta dalle centrali nucleari di nazioni vicine, ma non possiamo produrla noi”.

Nucleare, le destre festeggiano e l’opposizione attacca: referendum ignorati e nessun beneficio

Le destre, quindi, esultano ma continuano a non affrontare l’emergenza dettata dalla crisi energetica oggi, con le bollette che pesano sempre più su famiglie e imprese e una soluzione, quella dell’atomo, che non porta benefici nell’immediato. Allo stesso modo, la maggioranza ignora così i due referendumil primo del 1987 e il secondo di 15 anni fa – che hanno bocciato il nucleare in Italia.

Sergio Costa, vicepresidente della Camera ed esponente M5s, sottolinea che il governo “porta a casa il ddl sul nucleare e lo mostra come un trofeo. Dentro la teca però non c’è niente. Nessun impianto, nessun costo certo, nessuna data credibile”. Per Costa il nucleare sostenibile di cui parla il governo “è un prodotto da campagna elettorale” e, inoltre, la maggioranza ignora il problema del sito per il deposito nazionale dei rifiuti radioattivi, che l’Italia cerca da vent’anni e non ha ancora trovato.

Dal Pd è il senatore Nicola Irto a spiegare come in realtà la delega sia vuota: “Mancano i costi, mancano i tempi, mancano le coperture e manca una valutazione compiuta delle tecnologie disponibili. Al Parlamento si chiede, quindi, un voto al buio. La propaganda è di oggi, le decisioni arriveranno domani. Questa legge non costruisce nessuna centrale, non produce neppure un kilowattora e non riduce di un euro la bolletta di una famiglia”.