Sanità, le destre sconfessano Schillaci e le Regioni: affossata la riforma dei medici di base

Le destre sconfessano la riforma del ministro Schillaci dei medici di famiglia e anche la volontà delle Regioni.

Sanità, le destre sconfessano Schillaci e le Regioni: affossata la riforma dei medici di base

La destra affossa la destra. Ancora una volta la maggioranza si spacca e sconfessa un ministro. In questo caso quello della Salute, Orazio Schillaci, la cui riforma della sanità pubblica e del ruolo dei medici di base viene bloccata dalla sua stessa maggioranza. Nonostante il sostegno anche delle Regioni, soprattutto quelle a guida centrodestra.

Affossare la riforma rischia di avere anche un’altra conseguenza, come spiega la Repubblica: lo svuotamento delle case di comunità. Strutture previste dal Pnrr e che rischiano di restare una scatola vuota, senza personale al loro interno. Un problema, questo, sottolineato soprattutto dalle Regioni che volevano la riforma, con Lombardia e Lazio (entrambe a guida centrodestra) in testa.

Riforma dei medici di base, la proposta di Schillaci si arena

Sembra quindi destinato a fallire il progetto che prevedeva di andare a rivedere il ruolo dei medici di famiglia e dei pediatri, anche con l’obiettivo di far partire per davvero le case di comunità. La retromarcia della maggioranza è arrivata dopo la forte contrarietà espressa dalla categoria dei medici di famiglia, che ha anche minacciato lo sciopero. Convincendo così Fratelli d’Italia e Forza Italia (quest’ultima da sempre molto dubbiosa sulla riforma) a fare un passo indietro.

Il pressing della categoria ha convinto anche Palazzo Chigi a rallentare e dopo il 13 maggio, data dell’ultimo incontro, si è fermato tutto. Le Regioni, come detto, erano praticamente tutte favorevoli alla riforma, con l’unica eccezione della Toscana, proprio per mettere in moto le case di comunità. Che, stando al programma del Pnrr, sarebbero dovute partire a giugno. Ma il rischio, concreto, è che ora rimangano senza personale.

Cosa prevede la riforma e il nodo delle case di comunità

La riforma messa a punto da Schillaci prevedeva che i medici di base e i pediatri svolgessero un minimo di ore di attività nelle case di comunità. Sarebbe stato previsto un doppio canale per i medici, con una parte in convenzione, seguendo il modello ordinario di oggi ma comunque con una sua riforma, e una seconda con l’assunzione da dipendente per prestare servizio nelle case di comunità.

Nella maggioranza, però, non si è così convinti di trasformare i medici di base in dipendenti pubblici e, dopo la pressione degli stessi professionisti, si è deciso di bocciare l’attuale versione della riforma. Soprattutto Fratelli d’Italia avrebbe voluto bloccare l’intesa con le Regioni dopo le proteste dei medici. E contraria da sempre è stata anche Forza Italia. La riforma dovrebbe quindi scomparire, ma resta da capire cosa succederà alle case di comunità, che potrebbe diventare delle scatole vuote o, semplicemente, dei progetti irrealizzati.