Scialuppa Cinque Stelle ad Onorato contro le storture della legge elettorale

Scialuppa Cinque Stelle ad Onorato contro le storture della legge elettorale: il senatore M5s Nava passa nel Misto

Scialuppa Cinque Stelle ad Onorato contro le storture della legge elettorale

Il M5S passa dalle parole ai fatti: il senatore pentastellato Luigi Nave lascia formalmente il gruppo e aderisce alla componente Avs del Misto. Una mossa che rende operativo l’accordo già maturato con il progetto civico di Alessandro Onorato e offre alla sua lista un sostegno diretto nella sfida imposta dalla legge elettorale, che ieri è stata promulgata dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Non una manovra di palazzo, rivendicano i Cinque Stelle, ma una scelta politica per non lasciare le nuove forze progressiste schiacciate dalle soglie sulle firme. È una scelta che pesa anche sul campo largo.

Scialuppa Cinque Stelle ad Onorato contro le storture della legge elettorale

È qui il primo effetto della riforma. Per le liste senza rappresentanza la norma fissa 6mila firme in ogni circoscrizione; la strada della componente nel Misto abbassa il requisito a 1.500. Per Onorato e Avanti Psi di Enzo Maraio, che calcolano un traguardo di oltre 95 mila sottoscrizioni, significa poter competere “con regole quasi uguali per tutti”. Il M5S mette quindi a disposizione una leva parlamentare per allargare il perimetro riformista e dare seguito a un’intesa che era già politica.

La leva

Nave, capogruppo M5S in commissione Antimafia, che “è e resta” un senatore del Movimento, definisce la norma “liberticida e antidemocratica”, perché alza una barriera davanti alle forze nuove e alle liste progressiste. Richiama il precedente di Fratelli d’Italia, entrata in Parlamento nel 2013 con meno del 2 per cento, e accusa la maggioranza di avere cambiato le regole proprio quando dispone del potere. Per i Cinque Stelle, la protesta diventa un atto concreto, non solo una denuncia. Il segnale, però, non coincide con un’accelerazione della coalizione. Sul tavolo che dovrebbe definire programma, perimetro e regole delle primarie resta tutto fermo.

Questioni sospese nel campo largo

A Milano all’evento di LegaCoop, i leader del M5S, Giuseppe Conte, e del Pd, Elly Schlein, si sono stretti la mano e sono intervenuti sullo stesso palco. Ma non c’è stato il faccia a faccia che avrebbe potuto sbloccare il dossier. Finito l’intervento della segretaria dem, il leader M5S ha lasciato l’auditorium; Schlein è rientrata ad ascoltare gli altri interventi. Conte mette il calendario al centro. Il Movimento, ricorda, ha concluso il proprio percorso programmatico il 20 settembre; Avs presenterà il suo il 18 ottobre; negli stessi giorni il Pd terrà l’assemblea nazionale. “Un attimo dopo, ma veramente un attimo dopo, ritroviamoci”, è l’invito del presidente pentastellato.

Prima il programma condiviso, poi le primarie: la sequenza per Conte non può essere rovesciata né rinviata fino all’eventuale pronuncia della Corte costituzionale sulla legge elettorale. Nel Pd la lettura dei tempi è diversa. Alle elezioni, osservano i dem, mancano quasi nove mesi e c’è spazio per una discussione ordinata. L’assemblea del 18 ottobre diventa il passaggio che Schlein non intende bruciare: serve a consolidare la linea interna prima di un negoziato su identità, priorità e leadership della coalizione.

Attendismo

È una cautela che M5S e Avs leggono, almeno in parte, come attendismo. Angelo Bonelli chiede di iniziare il confronto sul programma entro ottobre e lega l’urgenza alla convinzione che il centrodestra, dopo l’approvazione della legge, stia preparando il terreno per elezioni anticipate. A rendere più complicato l’avvio non è soltanto l’agenda. Ma c’è la questione del candidato premier. Conte ha ribadito di avere proposto a Schlein un doppio passo indietro, così da lasciare spazio a una terza figura ed evitare le primarie; una disponibilità, dice, non raccolta dalla segretaria Pd.

Dall’altra parte, la candidatura di Schlein viene considerata legittima e coerente con lo statuto. L’ipotesi del terzo nome, nata e subito finita in un vicolo cieco, conferma quanto il terreno delle regole resti scoperto. Lo si è visto anche in Aula, nel dibattito sulla riforma elettorale: i parlamentari dem hanno applaudito Schlein, quelli M5S Conte, senza una prova di unità. Il leader Cinque stelle ha provato a smussare: “Io ho ascoltato e applaudito Schlein”.

Ma la fotografia resta doppia. Da un lato il M5S si muove per neutralizzare l’ostacolo delle firme e allargare il perimetro riformista del campo progressista; dall’altro, il campo largo fatica a trasformare quell’allargamento in un progetto comune. La legge elettorale ha già costretto gli alleati a scegliere. Sul programma, invece, la scelta è ancora rinviata.