IIl copione era già scritto. Come previsto da molti, la gip di Milano Tiziana Landoni ieri ha liberato Youssef Siher perché non c’erano motivi per tenerlo in carcere, e in meno di due ore, dal governo è partito l’attacco contro la toga. La prima a sparare a palle incatenate è Giorgia Meloni, che posta un video sui social: “Lo dirò senza mezzi termini, considero vergognosa la decisione”.
Per la premier è “una mortificazione insopportabile del lavoro delle forze dell’ordine, degli inquirenti, del ministero dell’Interno”. E chiude con la formula di sempre: “Non so come possa uno Stato normale difendere le persone perbene di fronte a queste decisioni di certa magistratura”.
Peccato che nel video Meloni descriva Siher come il gestore della pagina “che incitava l’organizzazione di quelle manifestazioni che poi abbiamo visto portare alla devastazione”. In realtà il canale “Movimento 17 ottobre” è nato alle 19.59 del 18 ottobre, a scontri finiti. Un’accusa che nemmeno la Procura gli aveva mosso.
E dietro a Meloni tutto il governo
E, dopo la premier, il coro dell’intero governo. Perché la missione è chiara: tenere alta l’attenzione su Siher, gli scontri, il pericolo islamico, mentre si vara la Legge di Bilancio lacrime e sangue. E così Matteo Salvini parla di decisione “vergognosa, incomprensibile, assurda” e alza il tiro: se venerdì ci saranno danni, “pagherà di tasca sua il giudice che ha deciso di rimandare a casa questo galantuomo?”.
Antonio Tajani scrive che rimettere in libertà Siher “significa mettere in pericolo la sicurezza del Paese” e invita i giudici a decidere “con maggiore cautela e senso di responsabilità”. Il capogruppo di FdI alla Camera Galeazzo Bignami parla di “una lettura del tutto scollegata dalla realtà”. Il meloniano con una condanna patteggiata per corruzione, Carlo Fidanza, va oltre e passa alla persona: la decisione arriverebbe “da un giudice che con Siher sembra condividere la stessa ideologia”, perché Landoni avrebbe firmato nel 2025 un appello dei “giuristi per Gaza”.
Anm: “Ormai consueto esercizio di intimidazione”.
Nessuno, nella maggioranza, entra nel merito delle 37 pagine. Si attacca il giudice, non l’ordinanza. Lo ricorda la Giunta dell’Anm, che esprime “piena solidarietà” alla gip davanti all’“attacco scomposto” della premier: le decisioni “si possono contestare nel merito e impugnare”, mentre la delegittimazione dei giudici, “persino da chi ricopre le più alte cariche istituzionali”, è “un ormai consueto esercizio di intimidazione”.
“Un esercizio insopportabile”. E aggiunge: in una democrazia “i magistrati non possono essere il nemico da additare in ogni circostanza”, perché così si arreca “un danno alla credibilità delle istituzioni”.
Il capogruppo M5S al Senato Luca Pirondini la mette così: la sfida è “tra chi vuole in Italia uno Stato di diritto e chi vuole uno Stato di polizia”.
E Piantedosi rilancia: “Non è finita”
E poi c’è Matteo Piantedosi, che era stato tra i primi a mettere il volto di Siher sopra i disordini, attribuendogli l’appello per le piazze del 24 ottobre e parlando di “contatti con gli antagonisti”.
Ieri alla Camera il M5S, con Federico Cafiero de Raho, ha chiesto un’informativa urgente del ministro, invece di “criminalizzare tutti i manifestanti”. In aula Piantedosi non si è visto. Ma si è fatto sentire: “Non è finita lì: dobbiamo mantenere alta l’attenzione anche nei prossimi fine settimana”.
Il nemico, nella sua ricostruzione, non ha più un nome ma una forma: i gruppi “spontanei” che “a volte spontanei non sono”, attivati da appelli sui social “a cui poi tutti aderiscono e accorrono”. Il ministro li accosta ai disordini di Ceuta, della Francia, dell’Albania, e ammette che quegli strumenti “sfuggono molte volte alla possibilità di essere totalmente controllati dalle istituzioni pubbliche”.
Così intelligence e Polizia postale setacciano il web. Venerdì per lo sciopero generale dell’Usb sarà massima allerta. La paura deve continuare, perché, finché c’è paura, c’è speranza.