Spese militari in Italia, Draghi sale al Quirinale per riferire a Mattarella. Conte: “Abbiamo valutazioni diverse e dobbiamo essere ascoltati”

Spese militari in Italia
Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram

Il Presidente del Consiglio Mario Draghi è salito al Quirinale per riferire al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, circa l’innalzamento delle spese militari in Italia in seguito, o con il pretesto, della guerra in Ucraina. Se, infatti, da un lato la Destra vorrebbe addirittura togliere il reddito di cittadinanza per comprare più armi e la Sinistra fa concorrenza alla Destra sulle spese militari, il Movimento 5 Stelle non ci sta che i soldi degli italiani vengano spesi così e si teme che questo possa provocare una crisi di Governo. Probabilmente è per scongiurare quest’ipotesi che il Premier ha deciso di andare a riferire al Capo dello Stato.

Spese militari in Italia: il colloquio fra Draghi e Conte

“Il Movimento 5 Stelle non è contrario a sviluppare la difesa. Ma va fatto con un rafforzamento sul piano politico dell’Unione europea. Non si può realizzare in qualche mese e bisogna pianificare gli obiettivi”, ha spiegato il riconfermato presidente del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte al termine dell’incontro con Mario Draghi a Palazzo Chigi.

“Noi siamo pare integrante del Governo, lo sosteniamo, siamo il partito di maggioranza relativa e abbiamo il diritto a essere ascoltati”, ha aggiunto Conte che aveva già spiegato come il tema della spesa militare in Italia sia prettamente politico e non per questo sia necessario arrivare alla crisi di governo.

“Nel Def ragionevolmente non ci sarà scritto qualcosa del genere, non lo sto elaborando io, ma questo non toglie che è una prospettiva che dobbiamo affrontare. Il problema potrà essere procrastinato ma dobbiamo affrontarlo”, ha aggiunto il leader del M5S, Giuseppe Conte, dopo aver incontrato a Palazzo Chigi il presidente del Consiglio, Mario Draghi, rispondendo a chi gli chiedeva se nel Def sarà incluso l’aumento delle spese militari.

“Abbiamo diritto a essere ascoltati, siamo il partito di maggioranza relativa e abbiamo delle valutazioni diverse. – ha ammesso Conte – Non metto in discussione un accordo del 2014 con la Nato, sono impegni che sono stati presi a livello internazionale. Ho solo rappresentato in modo chiaro e sincero la preoccupazione del Movimento in questo momento” rispetto alla scelta di “affrettarsi a rispettare questa soglia del 2%, quando non e’ stato fatto in questi anni, in un momento in cui il Paese è in forte difficoltà e gli italiani hanno altre priorità”.