Con il cessate il fuoco che viene di volta in volta prorogato unilateralmente da Donald Trump e i possibili negoziati con l’Iran a Islamabad, che per il momento non hanno neanche una data, la tensione nel Golfo continua a salire. Ancora una volta il nodo del contendere è lo Stretto di Hormuz, con il blocco da parte dei Pasdaran, che mercoledì hanno intercettato tre navi sequestrandone due, e il controblocco degli Stati Uniti, con la marina statunitense che ieri ha posto sotto sequestro tre imbarcazioni iraniane.
Uno scontro marittimo che, oltre ad aumentare la possibilità di “incidenti”, capaci di far riesplodere la guerra da un momento all’altro, in queste ore si sta estendendo nelle acque dell’Asia. Ad alzare la posta in gioco è il Pentagono che ieri, deciso a rispondere ai Pasdaran, ha intercettato tre petroliere di Teheran. Secondo la Reuters, le navi sono state dirottate mentre si trovavano rispettivamente in India, Malesia e Sri Lanka, dimostrando l’allargamento delle operazioni americane.
Stati Uniti e Iran sull’orlo del conflitto
A confermare l’accaduto è il Dipartimento statunitense della Difesa, che ha diffuso il video dell’abbordaggio di una di queste, ossia la Majestic X, dichiarando con tono duro: “Continueremo a garantire l’applicazione delle norme marittime a livello globale per smantellare le reti illecite e intercettare le navi che forniscono supporto materiale all’Iran, ovunque operino”. Operazioni che di certo non migliorano la situazione diplomatica, che sembra in stallo. Lo sa bene il presidente Donald Trump che, dopo aver prorogato unilateralmente il cessate il fuoco per ben due volte in attesa di una risposta iraniana, che al momento non c’è stata, ha ulteriormente preso tempo.
Come dichiarato dallo stesso presidente americano a Fox News, “non abbiamo fretta di concludere l’accordo con l’Iran”, assicurando che “le elezioni di midterm non influiranno sui tempi” e precisando anche di non aver “fissato una scadenza tassativa per la proposta” a Teheran. Insomma, la sensazione è che il tycoon speri che il regime della Guida Suprema Mojtaba Khamenei, prima o poi, deciderà di tornare a trattare. Una tesi che sembra confermata dalla portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, che ha definito “inesatta” l’ipotesi dei media secondo cui il cessate il fuoco sarebbe durato fino a fine settimana, spiegando invece che sarà Trump in persona a decidere la deadline effettiva. Dichiarazioni che alimentano la sensazione che il tycoon stia brancolando nel buio.
Escalation in corso
Il problema è che qualcosa nel racconto di Washington sembra fare acqua. Questo perché il New York Times ha rivelato come il primo maggio il conflitto entrerà nel sessantesimo giorno e la legge americana prevede che, dopo un tale lasso di tempo, il presidente richieda l’autorizzazione al Congresso per procedere. Una rogna non da poco, perché è vero che i repubblicani fin qui hanno fatto fronte comune, ma gli esponenti del movimento Maga sono in subbuglio e difficilmente, sempre secondo il quotidiano, accetteranno di superare questa ennesima deadline.
Insomma, il tempo stringe e Trump, in un modo o nell’altro, deve chiudere la partita. Qualcosa di cui probabilmente sono a conoscenza gli ayatollah che, anche per questo, continuano a prendere tempo e a provocare Trump. Com’è facilmente intuibile, Teheran continua a colpire il presidente americano dove fa più male, ossia sullo Stretto di Hormuz.
Minacce e sfottò
Proprio ieri il vicepresidente del Parlamento, Hamid Reza Haji Babaei, ha dichiarato euforico che l’Iran “ha riscosso per la prima volta un pedaggio dalle navi in transito” nel piccolo lembo di mare, mentre i Pasdaran hanno deriso il Pentagono sostenendo che “l’Iran non ha bisogno di una flotta tradizionale particolarmente ingente per mantenere chiuso lo Stretto di Hormuz”, in quanto “l’uso di motovedette veloci armate in operazioni asimmetriche è sufficiente”.
Ma non è tutto. Davanti a questa escalation, ormai non solo nelle dichiarazioni ma anche nelle operazioni navali, con il sempre più alto rischio di una ripresa improvvisa dei combattimenti da parte degli Usa, da Teheran continuano a piovere minacce. L’ultima è quella del capo della magistratura iraniana, Mohseni Ejei, secondo cui “gli americani non devono avvicinarsi allo Stretto di Hormuz”, in quanto la flotta iraniana “è in agguato dalle grotte marine dell’isola di Farur, in attesa delle navi da guerra americane, pronta a scatenare un fuoco di copertura difensivo e il caos tra gli invasori”. Dichiarazioni e operazioni navali che sono state condannate dall’Onu che, temendo il ritorno ai combattimenti, ha rinnovato il disperato invito alle parti a riprendere i negoziati prima che sia troppo tardi.