Stefano Cucchi, la storia del processo dall’autopsia alle condanne: la causa della morte

Stefano Cucchi
Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram

Stefano Cucchi ha trovato pace giudiziaria solo dopo 10 anni di processi, bugie e depistaggi. Nell’aprile 2022 sono arrivate le prime sentenze di quella che il giudice della Cassazione ha considerato come una “via Crucis” di Stefano.

Stefano Cucchi, la storia del processo dall’autopsia alle condanne

La storia di Stefano Cucchi è stata dibattuta sia nelle aule di tribunale sia nei salotti televisivi e politici negli ultimi anni. L’iter giudiziario ha visto sette processi, tre inchieste, due pronunciamenti della Cassazione. Ci sono voluti più di 10 anni per avere delle condanne.

Tutto è iniziato nell’ottobre del 2009, quando Stefano, geometra romano, è stato arrestato per possesso di droga. L’arresto per lui non è stato rieducazione ma morte, perché dopo una settimana la sua vita si è spenta all’ospedale Pertini di Roma. Il giorno dopo il suo arresto arriva all’udienza di convalida del fermo con ematomi e difficoltà a camminare. Ma solo dopo la sua morte che alcuni dettagli emergono grazie soprattutto alla battaglia legale che porta avanti in primis la sorella Ilaria Cucchi, che da subito diffonde alcune foto choc del cadavere in obitorio che mostrano ematomi e segni sospetti.

Il 25 gennaio 2011, i primi ad essere processati sono sei medici e tre infermieri del Sandro Pertini e tre guardie carcerarie. Il 5 giugno 2013 vengono condannati quattro medici del Pertini. Il 31 ottobre 2014: in appello tutti i medici vengono assolti. A gennaio 2015: viene aperta l’inchiesta bis dopo che la Corte d’appello trasmette gli atti in procura per nuove indagini. Nel settembre 2015: 5 carabinieri vengono indagati. Nel dicembre 2015 la Cassazione annulla con rinvio l’assoluzione dei cinque medici del Pertini che vengono nuovamente assolti nel 2016. La Procura ricorre in Cassazione che dispone un nuovo processo d’Appello. Nel gennaio 2017 la Procura di Roma chiude l’inchiesta bis per omicidio preterintenzionale.

Nel luglio 2017 vengono rinviati a giudizio: Alessio Di Bernardo, Raffaele D’Alessandro e Francesco Tedesco, accusati di omicidio preterintenzionale e di abuso di autorità. Tedesco è accusato anche di falso e calunnia insieme con il maresciallo Roberto Mandolini.

Il 16 luglio 2019 nell’ambito dell’inchiesta sui depistaggi vengono rinviati a giudizio il generale Alessandro Casarsa e altri 7 carabinieri tra cui Lorenzo Sabatino, all’epoca dei fatti comandante del reparto operativo di Roma.  Il 3 ottobre 2019: il pm chiede la condanna a 18 anni per i due carabinieri Alessio Di Bernardo e Raffaele D’Alessandro accusati del pestaggio che viene, per la prima volta, associato alla morte di Cucchi.

Il 7 maggio 2021 condannati a 13 anni per omicidio preterintenzionale i due carabinieri Alessio Di Bernardo e Raffaele D’Alessandro accusati di avere picchiato Stefano Cucchi.

Ad aprile 2022, il tribunale della Capitale ha condannato a 4 anni Francesco Cavallo e Luciano Soligo, a un anno e 9 mesi Tiziano Testarmata condanna ad 1 anno e 9 mesi, a 2 anni e 6 mesi Luca De Cianni. Infine a Francesco Di Sano sono stati inflitti 1 anno e 3 mesi e a Massimiliano Colombo Labriola 1 anno e 9 mesi. La pena più alta (5 anni di reclusione) è stata dunque inflitta al generale Casarsa, all’epoca dei fatti comandante del Gruppo Roma (leggi l’articolo). Per lui il pubblico ministero Giovanni Musarò aveva chiesto 7 anni.

La causa della morte

Stefano Cucci è morto per le lesioni provocate dalle botte. La sua morte fu «originata dalla lesione in S4 tale da determinare un’aritmia letale». Nelle motivazioni della morte di Stefano si legge «una concatenazione polifattoriale in cui essenziale, se non unico, è risultato un riflesso vagale connesso alla vescica neurogenica originata dalla lesione in S4 tale da determinare un’aritmia letale».