Stipendi, in Italia retribuzioni al palo: siamo terzultimi in Europa

L'Italia รจ terzultima in Europa per retribuzioni, considerando l'incidenza dei salari sul Pil. Allarme anche per le pensioni dei giovani.

Stipendi, in Italia retribuzioni al palo: siamo terzultimi in Europa

Unโ€™altra conferma. Lโ€™ennesima. I salari italiani non crescono e restano uno dei problemi principali, non permettendo ai consumi e allโ€™economia di ripartire. Lโ€™ultimo dato proviene dal focus di Censis e Confcooperative riguardante le pensioni e le retribuzioni. Lโ€™Italia, infatti, si colloca al 25esimo posto in Europa per incidenza dei salari sul Pil. Una percentuale che si ferma al 28,9%. Giusto per dare unโ€™idea, la Germania รจ al 44,9%, la Francia al 38% e la Spagna al 37,1%. Una bella differenza, per un divario che dura da 30 anni e che si รจ ormai cristallizzato in un equilibrio definito al ribasso.

Retribuzioni da fame e l’allarme riguarda anche le pensioni

Un dato che si contrappone allโ€™altissima spesa previdenziale italiana, ma anche a come cambierร  il reddito pensionistico. La prospettiva per chi entra oggi nel mercato del lavoro รจ di avere un taglio del 17% sugli assegni rispetto allโ€™ultima busta paga, una bella differenza rispetto a chi va in pensione adesso. Una โ€œipoteca sul futuroโ€, come sottolinea Maurizio Gardini, presidente di Confcooperative, ricordando che il problema si โ€œsomma ai salari tra i piรน bassi dโ€™Europaโ€ e a una โ€œcrescente diffusione della povertร  lavorativa e a una forte riduzione di lavoratoriโ€ (7,7 milioni in meno entro il 2050.

Partiamo dalle pensioni. Chi ha lasciato il lavoro a 67 anni, con 38 di carriera nel settore privato, ha un tasso di sostituzione netto dellโ€™81,5%. Chi invece รจ entrato nel mercato del lavoro nel 2022, quando andrร  in pensione alle stesse condizioni nel 2060 avrร  un tasso di sostituzione del 64,8%. Tradotto: a paritร  di anni lavorati e contributi versati, i piรน giovani avranno una pensione piรน bassa, con una differenza tra ultima retribuzione e primo assegno che raddoppia.

Inoltre, la popolazione in etร  lavorativa (15-64 anni) รจ destinata a diminuire del 20,5% tra il 2025 e il 2050, pari a 7,7 milioni di unitร  in meno. Cโ€™รจ poi un altro problema, di oggi, e riguarda i working poor. In Italia lavorare non basta per uscire dalla povertร , tanto che il 10,3% degli occupati, nel 2024, รจ risultato essere a rischio povertร : parliamo di circa 2,4 milioni di persone. Con unโ€™incidenza che sale al 12% per i piรน giovani, tra i 20 e i 29 anni.