Strage di Capaci, nuovi documenti confermano che Borsellino indagava sulla “pista nera”. Stop all’archiviazione dell’inchiesta

Stop all'archiviazione sulle stragi di via D'Amelio e Capaci. Nuovi documenti riaprono la pista nera seguita da Borsellino

Strage di Capaci, nuovi documenti confermano che Borsellino indagava sulla “pista nera”. Stop all’archiviazione dell’inchiesta

Svolta imprevista nell’inchiesta della procura di Caltanissetta sulle stragi di Capaci e via D’Amelio nelle quali morirono i giudici antimafia Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Ieri, infatti, come riportato da Il Fatto Quotidiano, la Gip del tribunale di Caltanissetta, Graziella Luparello, ha inaspettatamente interrotto la camera di consiglio chiamata a decidere sull’archiviazione richiesta dopo 33 anni di indagini dalla procura nissena. Tutto rimandato al 22 settembre, data della prossima udienza.

Rispunta la Pista nera

A spingere allo stop la giudice, i nuovi documenti relativi agli ultimi giorni di vita di Borsellino presentati dall’avvocato Fabio Repici, legale di Salvatore Borsellino, fratello del magistrato ucciso il 19 luglio 1992, che darebbero nuova forza all’ipotesi di una “pista nera” dietro la strage di Capaci, sulla quale stava indagando Paolo Borsellino.

Nell’istanza il legale ha infatti riportato il verbale di una riunione tenuta a Palermo il 15 giugno 1992 alla quale parteciparono il procuratore capo di Palermo, Pietro Giammanco, gli aggiunti Vittorio Aliquò e Borsellino, i sostituti Vittorio Teresi e Pietro Vaccara, quest’ultimo pm di Caltanissetta, all’epoca dei fatti titolare delle indagini sulla strage di Capaci.

Le rivelazioni di Lo Cicero

Al centro dell’incontro notizie sull’attentato a Falcone e informazioni sulle intercettazioni nei confronti del confidente e collaboratore di giustizia Alberto Lo Cicero (oggi deceduto), braccio destro del boss Mariano Tullio Troia, e noto simpatizzante dell’estrema destra. Lo Cicero era anche legato a Maria Romeo, sorella di Domenico, autista di Delle Chiaie, fondatore di Avanguardia Nazionale, presente in Sicilia nei giorni della bomba di Capaci, secondo quanto riferito dallo stesso Lo Cicero.

Borsellino voleva interrogare personalmente Lo Cicero

In pratica, i nuovi documenti dimostrerebbero come Borsellino fosse interessato alle dichiarazioni fatte da Lo Cicero ai Carabinieri che svelavano il coinvolgimento degli estremisti neri nella strage. Tanto che secondo l’avvocato Repici, Borsellino chiese di poter interrogare Lo Cicero, interrogatorio che però non avvenne mai.

Lo Cicero e sua moglie Maria Romeo avevano infatti raccontato agli inquirenti di Agrigento – in particolare al giovane pm Vittorio Teresi – che il boss Troia tramite una società intestata alla moglie, gestiva i trasporti, il movimento terra e i lavori stradali tra Palermo e Capaci, “compresa la zona prospiciente l’autostrada PA-TP e l’aeroporto di Punta Raisi”, dove fu ucciso Falcone.

Spunta l’onorevole

Lo Cicero aveva inoltre riferito di aver conosciuto in casa di Troia un onorevole “che più volte si sarebbe intrattenuto a cena dallo stesso”. Il parlamentare (amico dello stesso Borsellino quando i due militavano nel Fronte della Gioventù) fermato nel 1968 insieme al neofascista Pierluigi Concutelli, è stato più volte eletto alla Camera prima con l’Msi e poi con il centrodestra.

“L’amico traditore”

Alla luce di questi elementi, Repici aveva chiesto alla gip Luparello di sentire il suo assistito, Salvatore Borsellino, per provare a individuare “l’amico traditore” del giudice assassinato in via d’Amelio e del quale Paolo Borsellino parlò in un incontro con “con la Dr.ssa Camassa e il Dr. Russo, nel corso del quale il magistrato di lì a breve ucciso si lasciò andare a uno sfogo su ‘un amico’ dal quale si era sentito tradito”.

Suggestioni o nuove scoperte che potrebbero contribuire a fare luce sulle stragi di Capaci e via D’Amelio? Troppo presto per dirlo. Di sicuro, però, c’è l’interesse della procura e una nuova/vecchia pista da investigare. Sempre meglio di un’archiviazione senza colpevoli.