Alle 23.03 del 25 febbraio 2023 la notizia era già arrivata. Gli uffici polacchi di Frontex comunicano alla sala operativa militare romana l’avvistamento di un barcone con “possibili migranti a bordo” a circa 40 miglia dalla costa. Alle 23.20 il comandante del Reparto operativo aeronavale della Guardia di Finanza di Vibo Valentia, scrive in chat: “so migranti”. A bordo del caicco Summer Love ci sono oltre 180 persone. Alle 4.30 il legno si schianta sulle secche di Steccato di Cutro. Le vittime accertate sono 94, tra cui 34 minorenni.
A Crotone esiste un processo su tutto questo. Sei militari imputati di omicidio e naufragio colposi: quattro della Guardia di Finanza, due della Guardia Costiera. I giornali nazionali, per lo più, guardano altrove.
Quello che l’ammiraglio ha detto
Il 7 aprile il consulente della Procura, l’ammiraglio in pensione Salvatore Carannante, ha ricostruito la catena delle omissioni. Le navi c’erano, le condizioni lo permettevano. La motovedetta V5006 era rientrata per “condizioni meteomarine avverse”: con mare forza 4 poteva navigare a circa 30 nodi. Il pattugliatore Barbarisi, se fosse partito alle 00.17, avrebbe intercettato il caicco a 6 miglia dalla costa. È partito alle 2.30 ed è tornato indietro. Quando il pm Matteo Staccini ha chiesto cosa avrebbe fatto lui, Carannante ha risposto: “Io sarei uscito”.
Sulla spiaggia di Steccato, quella notte, c’erano anche i pescatori. Paolo Cefaly ha testimoniato il 17 aprile: «Non abbiamo mai visto arrivare soccorsi dal mare, in mare non c’era nessuno. Solo le persone morte. Abbiamo tirato fuori tanta gente morta. Tanta. Non ci siamo mai fermati» (Melting Pot Europa). L’altro pescatore presente, Ivan Paone: «Eravamo presi dalla foga di soccorrere. Le condizioni di visibilità erano pessime. I primi ad arrivare sono stati i carabinieri, ma non so dire quanto tempo dopo il naufragio» (Melting Pot Europa).
Gli audio che mancano
Il maggiore dei carabinieri Roberto Nicola Cara, firmatario dell’informativa finale di 650 pagine, ha riassunto il non-intervento in due parole: “consapevolezza” della Finanza, “affidamento” della Capitaneria. il comandante del Reparto operativo aeronavale della Guardia di Finanza di Vibo Valentia, nelle chat, aveva scritto di aver “fatto tutto quello che c’era da fare”. Il rimpallo delle indagini è adesso a verbale nel dibattimento.
Il 10 marzo è emerso qualcosa di più pesante. Nei file estratti dal Comando generale delle Capitanerie a Roma manca un frammento presente invece nella registrazione di Reggio Calabria: “Al momento… noi… unità da far uscire… non”. Il consulente Fausto Colosimo ha dichiarato di non aver assistito all’estrazione dei dati dalla centrale di Roma, consegnatigli su un dvd preparato dalla struttura stessa, e di non poter certificare che i contenuti non siano stati modificati. Affermazioni a verbale, in un processo per omicidio colposo.
Il processo che non si può ascoltare
Il Tribunale di Crotone ha vietato le riprese audio e limitato quelle televisive a dieci minuti muti. Il cronista Sergio Scandura ha scritto che in trentacinque anni non aveva mai visto un divieto così argomentato, e che quello che si teme è “quanto di imbarazzante, indicibile e disumano possa venir fuori dalle testimonianze in aula”.
Vale la pena scriverlo: il processo agli scafisti del Summer Love, cinque condanne, è stato trasmesso e registrato. Quello ai sei militari accusati di non aver fatto partire le navi è blindato. Il decreto che porta il nome di Cutro è legge. Il processo che porta lo stesso nome si svolge con accesso ridotto ai media, tre testimoni afgane bloccate in Germania e un ammiraglio che dice “io sarei uscito”. Dall’inizio del 2026 al 9 aprile l’Oim ha censito oltre 770 morti o dispersi nel Mediterraneo centrale. Il processo continua. La notizia, per lo più, no.