Procederemo ad “un adeguato approfondimento tecnico sul quale costruire un’ipotesi di affinamento della normativa vigente, da sottoporre al vaglio e alla discussione parlamentare” e “La invito a un momento di confronto tecnico funzionale alla definizione di un efficace progetto normativo”.
Sono due passaggi della lettera inviata ieri dal ministro della Giustizia Carlo Nordio al Procuratore al nazionale antimafia e antiterrorismo Giovanni Melillo, in risposta alla pesantissima missiva che quest’ultimo aveva spedito allo stesso Guardasigilli, al ministro dell’Interno Matteo Piantedosi e alla presidente della Commissione parlamentare Antimafia, Chiara Colosimo, lamentando la paralisi delle indagini su mafia e terrorismo, dovuta dalla norma sull’inutilizzabilità delle intercettazioni.
Da Melillo un atto d’accusa
Di fatto un indice puntato dalla massima espressione della magistratura inquirente contro le riforme “garantiste” del governo Meloni, che stanno indebolendo l’azione di contrasto all’illegalità. Una lettera (quella di Melillo) che rappresenta solo l’ultima delle tante sconfitte registrate in questo ultimo anno dall’ex pm e ministro, Nordio. Comprensibile quindi il tono distaccato e formale di alcuni passaggi della lettera del Guardasigilli.
Il Guardasigilli ribadisce l’impegno antimafia del governo Meloni
“È noto il massimo impegno del Governo nell’apprestamento degli strumenti di efficace contrasto ad ogni forma di criminalità, organizzata e non, tradottosi in molteplici iniziative legislative”, annota Nordio. Che aggiunge: “Costante è, del pari, la doverosa tutela dei diritti fondamentali del cittadino, tra i quali si inquadra il diritto alla libertà di comunicazione sancito dall’art. 15 della Costituzione”.
Per Nordio il fine è “la ricerca della migliore sintesi di questi valori democratici”, e per raggiungerla, serve “un adeguato approfondimento tecnico sul quale costruire un’ipotesi di affinamento della normativa vigente, da sottoporre al vaglio e alla discussione parlamentare”.
Dal ministro “un approccio pragmatico”
E conclude dicendo di confidare nella sua “condivisione di questo approccio pragmatico, attuativo dei principi che ho richiamato, rappresento che è essenziale disporre anzitutto di dati circa le fattispecie di reato, oggi escluse dalla utilizzabilità delle intercettazioni svolte in procedimenti diversi, che risultino interessate in modo più significativo dalla limitazione probatoria che discende dal citato articolo 270 c.p.p., nella cui formulazione vigente già si è avuto cura di salvaguardare il più ampio spazio all’accertamento dei delitti di maggiore gravità”.
M5s: “Ma quali dati, Nordio faccia subito un decreto”
Al ministro hanno risposto i rappresentanti del MoVimento 5 Stelle nelle commissioni giustizia della camera e del Senato: “Nordio deve fare una sola cosa: varare un decreto legge, questo sì quanto mai urgente, per ripristinare la normativa precedente sull’utilizzabilità delle intercettazioni, sono già stati fatti danni enormi e non c’è un minuto da perdere”.
“È surreale che il ministro oggi metta in programma una analisi di dati per capire quali reati colpiti dalla sua assurda norma risultino interessati in modo più significativo dalla limitazione probatoria”, aggiungono i pentastellati, “Glielo diciamo noi. Sappiamo che i procuratori parlano di un “genocidio” di notizie di reato, il ministro in questi tre anni cosa ha fatto? È semplicemente assurdo che i magistrati e gli agenti della polizia giudiziaria debbano far finta di non ascoltare notizie di reato dalle intercettazioni, le norme di questo governo sono evidentemente pensate per garantire impunità”. “Non c’è niente da affinare, c’è da cancellare una vergogna”, concludono.