Forniture militari a Israele, un dossier denuncia: 416 spedizioni Made in Italy a Israele da ottobre 2023

Forniture militari a Israele: un dossier certifica 416 spedizioni di armi e carburante dall'Italia a Israele da ottobre 2023

Forniture militari a Israele, un dossier denuncia: 416 spedizioni Made in Italy a Israele da ottobre 2023

La denuncia è circostanziata: 416 spedizioni. Il numero è nei registri doganali, nelle fatture di export, nei giornali di bordo: 416 trasferimenti di materiale militare dall’Italia a Israele dall’ottobre 2023. Più 224 chilotonnellate di carburante. Più le navi che spengono il trasponder nel Mediterraneo. Più i pannelli di controllo dei caccia F-15 caricati su voli di linea a Roma Fiumicino.

Il governo Meloni ha detto che le esportazioni erano state sospese o limitate. Antonio Tajani ha suggerito una sospensione totale. Guido Crosetto ha ammesso che le forniture erano proseguite nell’ambito di contratti preesistenti. Poi Giorgia Meloni ha precisato che solo le nuove licenze erano bloccate. Tre versioni diverse della stessa storia, tutte nella stessa direzione: far credere a un’Italia sobria, cauta, estranea.

Il dossier “Made in Italy per l’industria del genocidio”, pubblicato il 25 marzo 2026 da People’s Embargo for PalestineGiovani Palestinesi d’Italia (GPI), Palestinian Youth Movement (PYM) e The Weapon Watch in collaborazione con l’European Legal Support Center, racconta altro. Lo racconta con numeri, nomi di navi, codici di voli, nomi di aziende. Il 5 maggio il dossier è arrivato alla Camera. La deputata Stefania Ascari (M5S) ha depositato un’interrogazione parlamentare. La risposta non c’è ancora.

Forniture a Israele: il carburante clandestino

Dal porto di Taranto, almeno 85,6 chilotonnellate di petrolio greggio sarebbero state spedite verso le raffinerie israeliane di Ashkelon e Haifa dal luglio 2024. Le navi hanno spento il trasponder AIS per una parte del viaggio: sparire dai radar, cambiare la destinazione dichiarata, riapparire in un porto israeliano. Dalla Sicilia, gestita, sarebbero partite altre 138 chilotonnellate di gasolio, consegnate ad Ashdod e Ashkelon nel 2024 e nel 2025. Quel gasolio alimenta i carri armati Merkava e i bulldozer D9 che demoliscono le case a Gaza.

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I registri, stando al dossier, documenterebbero oltre 150 trasferimenti di componenti aerospaziali. A cominciare dai pannelli di controllo HUD per i caccia F-15: l’interfaccia tra il pilota e il sistema d’arma che decide dove cade la bomba. L’F-15 è la piattaforma con cui Israele ha sganciato bombe MK-84 da 2.000 libbre su edifici residenziali, scuole e campi profughi. Gli attacchi su al-Maghazi e Rafah hanno causato centinaia di morti civili, decine di bambini. Nel novembre 2024 una spedizione classificata come «armi», sarebbe arrivata a Tel Aviv via Milano Malpensa.

Altre quattro spedizioni di componenti aeronautici dalla Puglia sarebbero state recapitate alla Base Aerea di Nevatim, centro operativo degli F-35I israeliani, tra novembre 2023 e febbraio 2024. Poi ci sarebbero pure i 44 pallet di giubbotti antiproiettile a Source Vagabond Systems, fornitore dell’esercito israeliano.

Il 13 aprile 2026 il governo Meloni “ha deciso di sospendere il rinnovo automatico dell’accordo di Difesa con Israele”. Poi in Europa si è opposto allo stop all’intesa Ue-Israele. L’ambiguità reiterata nelle dichiarazioni e nei fatti. CHe diventa metodo.