Stretto di Hormuz, annunciato l’accordo tra Iran e Oman. Ma Trump minaccia: “Se Muscat si mette di mezzo bombarderemo senza pietà”

Scaduto il cessate il fuoco è ancora stallo con l'Iran. Intanto si apre il nuovo fronte con l'Oman. Mentre Israele frena sul ritiro da Gaza

Stretto di Hormuz, annunciato l’accordo tra Iran e Oman. Ma Trump minaccia: “Se Muscat si mette di mezzo bombarderemo senza pietà”

E’ di nuovo stallo sulla crisi aperta dalla guerra scatenata da Stati Uniti e Israele in Iran, con la conseguente chiusura dello stretto di Hormuz e le tensioni innescate sui mercati dai rincari del greggio e dei prezzi dei carburanti. Scaduto il termine di 60 giorni fissato nell’accordo siglato il 17 giugno scorso tra Washington e Teheran per dare modo alle parti di trattare un’intesa che potesse porre fine al conflitto, il presidente Usa Donald Trump ha aperto un altro fronte con l’Oman.

Trump apre un nuovo fronte e minaccia l’Oman

L’annuncio di Teheran di aver raggiunto un accordo, proprio con l’Oman, su Hormuz, con tanto di “mappa delle rotte di transito”, che consentirebbe di ripristinare il passaggio nello Stretto, ha scatenato la reazione degli Usa. “Se l’Oman si mette di mezzo, li bombarderemo senza pietà”, ha avvertito Trump, intervistato da Fox News, prima di tornare sulla questione dalla Casa Bianca.

“L’Oman non si è comportato molto bene, ma lo gestiremo molto facilmente”, ha aggiunto il tycoon. Insomma, una nuova guerra alle porte mentre non arrivano notizie confortanti neppure dal fronte palestinese. All’indomani della missione dell’inviato Usa, reduce dall’incontro con il leader di Hamas in Egitto, Jared Kushner (genero di Trump) ha avuto una riunione a Gerusalemme con Benjamin Netanyahu sul futuro di Gaza.

Ma nonostante il pressing americano per favorire l’attuazione del Piano Usa, il premier israeliano avrebbe ribadito, secondo indiscrezioni, quale condizione per il ritiro dell’Idf dai territori occupati, il totale disarmo di Hamas.

Tregua scaduta, stallo sull’Iran

Tornando al fronte iraniano, intanto, il portavoce del ministero degli Esteri di Teheran, Esmail Baghaei, ha fatto sapere che la scadenza di 60 giorni non ha più alcun valore, dal momento che gli Usa hanno violato l’accordo sin da poche settimane dopo la sua firma.

“Non esiste alcuna disposizione nel memorandum d’intesa che faccia riferimento a una ‘scadenza di 60 giorni’, e l’Iran non formula mai le proprie politiche sotto pressione, ultimatum o scadenze”, ha tagliato corto. Peraltro, ha aggiunto, la violazione del memorandum da parte degli Stati Uniti ha precluso l’avvio dei colloqui sui due nodi cruciali: “la revoca delle sanzioni” e “la questione nucleare”.

Ma non è tutto. Ad alimentare ulteriormente la tensione, lo scoop del Wall Street Journal, secondo il quale l’Iran avrebbe approfittato dei due mesi di cessate il fuoco previsti dal memorandum per prepararsi ad una guerra su più vasta scala anziché piuttosto che impegnarsi per una soluzione diplomatica del conflitto. Anche in considerazione del fatto che Teheran ha maturato la convinzione che gli Usa stiano a loro volta prendendo tempo per un futuro attacco.