Scuola, il nuovo anno comincia con gli studenti in piazza: quattro anni di manifestazioni, manganelli e (tre) leggi

Diciassette feriti a Pisa, undici minorenni, e tre leggi in tre anni: il governo ha riscritto quanto costa una piazza di studenti

Scuola, il nuovo anno comincia con gli studenti in piazza: quattro anni di manifestazioni, manganelli e (tre) leggi

Chiedere ai ragazzi di scendere in piazza e poi mandarli al pronto soccorso è la parabola più fedele di questa legislatura. Il 25 ottobre 2022, alla Camera, Giorgia Meloni (FdI) confessava un moto di simpatia per chi sarebbe sceso in piazza contro il suo governo e citava Steve Jobs, «siate affamati, siate folli», aggiungendoci la libertà. Quattro anni dopo la campanella suona di nuovo e loro la prendono in parola, mentre lo Stato ha imparato a rispondere con strumenti che in quel discorso mancavano.

Ieri la Rete degli Studenti Medi ha presidiato a Roma il Ministero dell’Istruzione e del Merito, con il titolo «Il nostro tempo è ora». La coordinatrice nazionale Angela Verdecchia mette in fila edilizia fatiscente e didattica di stampo gentiliano, poi allarga alla crisi abitativa e alla comunità di SpinTime Labs, sgomberata la notte del 29 luglio, che ha convocato il corteo del 19 settembre.

I numeri stanno dalla loro parte. Il XXV rapporto Ecosistema Scuola di Legambiente, costruito sui dati del 2024 di 97 comuni capoluogo italiani, conta il 47% di scuole con certificato di agibilità e il 45% con collaudo statico, mentre in area sismica meno del 15% risulta adeguato alla normativa.

Scuola, studenti dalla piazza al pronto soccorso

Il 23 febbraio 2024, a Pisa, un corteo di studenti medi e universitari per il cessate il fuoco a Gaza è rimasto imbottigliato in via San Frediano, fra un blindato e gli scudi. Il giorno dopo il Quirinale diffondeva la nota con cui Sergio Mattarella aveva chiamato il Viminale: “Con i ragazzi i manganelli esprimono un fallimento”. Alla Camera, la settimana successiva, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi contava diciassette manifestanti feriti e definiva la manifestazione nata «in totale violazione della legge». Undici erano minorenni.

Nell’ottobre 2025 la procura pisana ha chiuso le indagini su nove agenti per eccesso colposo nell’uso legittimo della forza, mentre dal novembre 2024, come scrisse il Manifesto, tredici manifestanti maggiorenni di quella mattina erano già indagati. La piazza manganellata è diventata la piazza indagata.

Il silenzio si scrive nelle leggi

L’altra risposta è silenziosa e arriva prima. Nel febbraio 2023, quando militanti di Azione studentesca pestarono due ragazzi davanti al liceo Michelangiolo di Firenze, la preside del Leonardo da Vinci Annalisa Savino scrisse ai suoi studenti che il fascismo nasce ai bordi di un marciapiede qualunque, e il ministero dell’Istruzione la corresse in televisione: «Non compete a una preside lanciare messaggi di questo tipo».

Poi sono arrivate le norme, che durano più delle interviste. La legge 150/2024 ha riportato il voto in condotta in decimi, con il cinque che boccia e il sei che impone un elaborato di cittadinanza da discutere a settembre. La legge 80/2025 ha reso reato il blocco stradale col proprio corpo, che prima era illecito amministrativo. La legge 54/2026, in vigore dal 25 aprile, permette di accompagnare in questura e trattenere fino a dodici ore chi, durante una manifestazione, sia ritenuto capace di comprometterne lo svolgimento pacifico. Tre leggi in tre anni.

Il conto lo tiene Amnesty International, che il 30 giugno 2026 ha chiesto l’abrogazione di quest’ultima e ha messo agli atti Pisa: cinquantaquattro attivisti fra studenti, ricercatrici e lavoratrici, con oltre centoquaranta capi d’imputazione per manifestazione non preavvisata e blocco stradale. A Massa, il 10 gennaio, ne aveva raggiunti trentasette per lo sciopero generale del 3 ottobre 2025.

La scuola riapre con gli studenti già in piazza, ed è l’unica promessa di questa legislatura mantenuta per intero, salvo che l’hanno mantenuta loro. Restano affamati e folli, come gli avevano chiesto. Sulla terza parola il governo ha cambiato idea, e l’ha messa per iscritto.