Con la terza dose scordiamoci l’immunità di gregge. La nuova inoculazione attiva la memoria immunologica. Ma ci dicevano che sarebbe scattata già con la prima

terza dose Abrignani
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Si avvicina la terza dose per tutti, è di oggi l’annuncio del ministro Speranza dell’estensione alla fascia 40-60 anni (leggi l’articolo) e siamo contenti e ringraziamo il Gran Dio dei Vaccini, però alcune considerazioni sono da fare e riguardano – come spesso accade – la comunicazione scientifica. Si è ormai appurato che la medicina per quanti sforzi si facciano non è una hard science cioè non rientra nel novero di quelle discipline, come ad esempio la fisica, che fanno della quasi assoluta certezza un dogma difficilmente scalfibile.

Tuttavia, anche fatta questa doverosa premessa, alcune panzane, sono girate alla grande. Ad esempio, chi si ricorda della famosa “immunità di gregge” che solo qualche mese fa ancora scorrazzava imperterrita nella infosfera, sospinta dal folle vento degli “scienziati”? Il numero magico, nel caso di Covid, risulta essere intorno al 70% della popolazione vaccinata sul totale. Orbene i dati odierni da fonti ufficiali ci dicono che risulta essere vaccinato in Italia con ciclo completo il 75%, con almeno una dose il 77.6% e lo 0.6% con dose aggiuntiva meglio nota come “terza dose”.

Dunque siamo abbondantemente sopra il 70% utile per fermare la pandemia, ma, purtroppo, come è di tutta evidenza, il virus se ne infischia dei virologi e continua a girare alla grande, ieri con 6.032 nuovi contagiati. Ed allora poi i no vax ci inzuppano il biscotto in queste affermazioni smentite clamorosamente dai fatti. Il perché la cosa non funzioni è dovuto al fatto che i vaccini, come noto (anche ben prima del Covid), non proteggono affatto al 100% all’inizio e poi decadono pure. Ad esempio, per il Pfizer, abbiamo una protezione iniziale con doppia dose del 93% che cala al 53% in 4 mesi (fonte: studio Usa).

Ma non ci voleva Einstein per saperlo eppure la immunità di gregge è stata spacciata come vera da quasi tutti gli eminenti virologi. Ieri Sergio Abrignani (nella foto), membro del Cts, affermava che la terza dose “innesca una memoria immunologica” che può durare 5-10 anni, cioè la famosa immunità cellulare mediata da cellule T. Ma di questo si parlava – ad esempio Antonella Viola – anche lo scorso anno per le prime dosi, dicendo che potevano esserci anche pochi anticorpi, ma una corposa memoria immunologica. Quindi perché ora Abrignani ci fa invece capire che questo “dono” immunologico ci sarebbe solo con la terza?