Prima ha sostenuto di aver “completamente distrutto” l’esercito iraniano, poi di aver “vinto la guerra” e, infine, di essere riuscito ad annullare la minaccia nucleare di Teheran e a riaprire lo Stretto di Hormuz, riportandolo alla situazione precedente al conflitto. Peccato che Donald Trump, come troppo spesso ci ha abituato, anche su questi punti abbia recentemente fatto dietrofront, smentendosi pubblicamente e alimentando i dubbi sul fatto che, sul dossier mediorientale, a voler essere generosi, sia in forte affanno.
Trump si rimangia tutto
Che il conflitto non sia finito, nonostante la parentesi del cessate il fuoco che si sperava potesse aprire la strada a un accordo di pace definitivo, lo ha detto lui stesso ieri. Secondo Politico, che ha visionato una lettera del tycoon, Trump ha formalmente comunicato al Congresso che gli Stati Uniti sono nuovamente in guerra con l’Iran. Nella missiva, datata 10 luglio, il presidente americano afferma che i raid iniziati lo scorso weekend costituiscono “un’azione militare coerente con la mia responsabilità di proteggere gli americani e gli interessi degli Stati Uniti, sia in patria che all’estero”.
Difficile non notare come, per mesi, Trump abbia sostenuto che il conflitto fosse concluso e che non sarebbe più ripreso, perché il regime guidato da Mojtaba Khamenei sarebbe ormai inerme. Se così fosse, circostanza sulla quale è lecito dubitare, alla luce dei recenti attacchi americani seguiti dalle risposte dei Pasdaran, non si capirebbe il motivo della ripresa dei bombardamenti contro l’Iran. Ma c’è di più. Proprio questa nuova escalation dimostra, se ancora ce ne fosse bisogno, che Teheran, come sosteneva la stessa intelligence americana, più volte smentita con indignazione dal tycoon, dispone ancora di gran parte del proprio arsenale offensivo.
Tutte le giravolte del tycoon sul conflitto in Iran
Senza contare che il leader della Casa Bianca, irritato per gli scarsi progressi nei negoziati di pace, che dimostrano come sia proprio Washington la parte più interessata a chiudere il conflitto, in queste ore, intervenendo all’Hugh Hewitt Show, ha avvertito l’Iran che gli Stati Uniti bombarderanno Pickaxe Mountain, il complesso sotterraneo di tunnel di un sito nucleare segreto nei pressi di Natanz, situato tra le montagne a circa 300 chilometri a sud di Teheran. “Dite agli iraniani di prepararsi”, perché “probabilmente prenderemo di mira Pickaxe abbastanza presto”, ha dichiarato.
Raid che, secondo Trump, dovrebbero eliminare definitivamente la minaccia nucleare iraniana: la stessa che, per mesi, aveva assicurato di aver già neutralizzato, arrivando perfino a rivendicare il Premio Nobel per la Pace per aver risolto una crisi aperta da decenni. L’aspetto più sorprendente è che nessuno abbia capito in che modo intenda colpire l’impianto, dal momento che gli stessi esperti statunitensi sostengono che quelle strutture si trovino al di fuori della portata perfino delle più potenti bombe bunker buster in dotazione all’arsenale americano.
Botta e risposta con Teheran
Di fronte a queste minacce, i Pasdaran non si sono lasciati intimidire e hanno immediatamente rilanciato, avvertendo che, se gli Stati Uniti colpiranno Pickaxe Mountain, dovranno “subire una risposta devastante in tutto il Medio Oriente”. Dulcis in fundo, nel giro di meno di ventiquattro ore Trump è riuscito a cambiare idea anche sullo Stretto di Hormuz. Se fino a pochi giorni fa descriveva l’operazione militare contro l’Iran come un successo perché aveva consentito la riapertura del piccolo lembo di mare, omettendo però di ricordare che la sua chiusura era stata una diretta conseguenza della guerra avviata da lui e dal suo alleato Benjamin Netanyahu, e assicurava che “nessuno dovrà pagare pedaggi”, ora sostiene una tesi completamente diversa.
Nel suo consueto show mediatico, ha infatti dichiarato di stare valutando l’ipotesi di riscuotere personalmente dei pedaggi per l’attraversamento dello Stretto, “a titolo di rimborso (…) perché stiamo proteggendo una parte molto ricca del mondo”. Di fronte a queste ennesime dichiarazioni, che hanno suscitato stupore tra i leader europei, i quali si sentono traditi dall’alleato americano, appare sempre più difficile immaginare una ripresa dei negoziati tra Washington e Teheran.
Con l’aggravante che questa nuova escalation rischia di complicare anche le trattative di pace tra Israele e Libano, attualmente in corso a Roma. Per ora, dunque, l’unica certezza è che la pace in Medio Oriente appare sempre più lontana: gli Stati Uniti continuano a colpire l’Iran e promettono di farlo “anche nei prossimi giorni”, mentre i Pasdaran rispondono attaccando le navi cargo in transito nello Stretto di Hormuz e le basi americane presenti nei Paesi del Golfo.