Gli esami li guardava, convalidava e verbalizzava il personale amministrativo, senza docenti. Secondo la Procura di Napoli, UniPegaso voleva che continuasse così e, per riuscirci, avrebbe fatto pressioni sulla ministra dell’Università, Anna Maria Bernini. È il cuore dell’inchiesta che martedì aveva portato la Guardia di Finanza a perquisire i vertici di Multiversity e UniPegaso e a notificare 22 avvisi di garanzia.
Il primo filone dell’inchiesta: non cambiare le regole
Il primo filone riguarda il ministero. Secondo i pm, il presidente del gruppo Fabio Domenico Vaccarono puntava a “tenere ferme” le regole sugli esami a distanza introdotte dal suo predecessore Danilo Iervolino, anche lui indagato. Per farlo avrebbe cercato, “tramite Luigi Bisignani“, di convincere Bernini a prorogare la disciplina “eccezionale” prevista dal decreto ministeriale 1835 del 6 dicembre 2024 (Dire). Il tentativo non è riuscito: la ministra non ha cambiato le norme.
Pubblicità in cambio di articoli positivi
Il secondo filone riguarda i giornali. L’ipotesi è corruzione tra privati. Secondo l’avviso firmato dagli aggiunti Sergio Ferrigno e Sergio Amato e dai pm Vincenzo Piscitelli, Henry John Woodcock e Francesca Paola Colonna Romano, il gruppo avrebbe costruito nel tempo “una rete di rapporti con gruppi editoriali, concessionarie pubblicitarie, direttori di testate e agenzie di stampa”.
Lo strumento sarebbe stata la pubblicità: la “promessa, erogazione, riattivazione e incremento di investimenti pubblicitari”, usata per “condizionare, silenziare, attenuare, ritardare” le notizie sulle indagini che riguardavano l’ateneo. Il decreto di perquisizione cita tra gli altri Gedi (Repubblica, La Stampa), Rcs (Corriere della Sera), Piemme per le testate del gruppo Caltagirone e Seif, la società che pubblica Il Fatto.
Per sette persone, tra cui Vaccarono, l’amministratore delegato Francesco Durante e i manager del fondo Cvc, la Procura ipotizza anche l’associazione a delinquere.
A prendere subito le difese degli indagati, Matteo Renzi: “Mi sembra una follia assoluta e per Woodcock non sarebbe certo una prima volta”, ha scritto su X il leader di Italia viva. Esprimendo solidarietà a tutti i gruppi coinvolti, editrice del Fatto compresa, testata alla quale non ha però risparmiato una frecciata: “Benvenuti a tutti nel club dei garantisti”.