Valentino Rossi è pronto per la corrida. Il campione aspetta il verdetto del Tribunale arbitrale. L’unico obiettivo è lottare ad armi pari con Lorenzo

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di Marco Castoro

Se c’è un italiano determinato e dalla coccia dura, capace di qualsiasi impresa, è sicuramente Valentino Rossi. Sa vincere in pista e fuori. La sua popolarità e la sua simpatia gli hanno perfino permesso di uscire senza sputtanarsi dalla vertenza col fisco. è amato da tutti. Italiani e non. Da ogni parte del mondo sono arrivati attestati di solidarietà. Sono state firmate petizioni contro la sanzione di Sepang. Solo gli spagnoli in questo periodo gli sono ostili. Ma per problemi contingenti al titolo mondiale. Valentino è stato davvero trattato male dal mondo delle due ruote italiano. Il pollice verso di tutti i grandi campioni azzurri del Motomondiale lo ha infastidito. Agostini, Lucchinelli, e soprattutto Uncini, che era in giuria e ha votato a favore della sanzione, quando il vero folle in tutta questa vicenda non è altro che Marquez, accecato da una rivalità tramutatasi in odio contro un totem dal quale dovrebbe solo imparare. La solita storia che si ripete: il giovane che scalza il vecchio senza rispetto. Marquez vincerà tanti titoli nei prossimi anni perché è il più forte. Anche più di Lorenzo. Certo non sarà facile vincerne nove e lottare per il decimo come sta facendo Rossi, ma la carriera di Valentino volge al tramonto e quello che più sta a cuore al centauro pesarese pluridecorato è chiuderla nel migliore dei modi e in gloria con il decimo titolo. Ecco perché Valentino non ci sta a prendersi la sanzione. è pronto a lottare contro chi lo infanga. Il ricorso al Tas (Tribunale Arbitrale dello Sport) l’ha dovuto fare a titolo personale perché la Yamaha non se l’è sentita di prendere una posizione tra i suoi due campioni. Ora però Lorenzo ha commesso uno svarione. Ha perso un’occasione per starsene in silenzio alla finestra. Ma se non lo sei non è facile comportarsi da signore. Ha provato, all’insaputa della Yamaha, a inserirsi nell’appello presentato da Rossi con l’unico scopo di aggiungere agli atti anche la sua documentazione.

L’elicottero non mente
Sul suo sito Valentino ha ribadito che non ha causato la caduta di Marquez. Dalle riprese dell’elicottero si vede bene che voleva solo portarlo fuori dalla traiettoria per fargli perdere un po’ di metri ma lui ha giocato sporco, peggio che in Australia (sottolinea Rossi). “Quando siamo andati larghi, io l’ho guardato come per dirgli “che stai facendo?” poi ci siamo toccati. Lui ha toccato la mia gamba e lì io ho perso il piede dalla pedana ma lui era già caduto. Tutto questo risulta chiaro dalle immagini dell’elicottero”. Ora si attende il pronunciamento del Tas previsto per domani, alla vigilia delle prove del Gp di Valencia. La soluzione ideale? Rimandare la penalizzazione alla prima gara della prossima stagione. Del resto Valentino si augura una sola cosa: «Spero di poter fare una gara normale per lottare ad armi pari con Lorenzo».

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