Vidal: il giocatore dell’Inter positivo al coronavirus dopo la vaccinazione

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Il centrocampista cileno dell’Inter Arturo Vidal è risultato positivo al test per il Covid ed è ricoverato in ospedale in Cile. Vidal era rimasto isolato per 72 ore nel ritiro della nazionale che giovedì a Santiago del Estero incontrerà l’Argentina per le qualificazioni ai prossimi mondiali, dopo aver manifestato “una sindrome febbrile dovuta a tonsillite”. Venerdì Vidal era stato vaccinato insieme ad altri compagni di squadra.

Vidal: il giocatore dell’Inter positivo al coronavirus dopo la vaccinazione

Non è infrequente che si abbia un test positivo al coronavirus anche dopo la vaccinazione. Questo può accadere per una serie di motivi. Il primo è che per l’immunizzazione completa ci vuole del tempo: per alcuni sieri devono passare anche quindici giorni. Poi ci sono le caratteristiche intrinseche del preparato. Quando si dice che il vaccino è efficace nel 93% dei casi si intende che è praticamente azzerato il rischio di sviluppare la polmonite che può portare all’ospedalizzazione”, ha spiegato all’agenzia Agi Nicola Mumoli, primario del reparto di subintensiva dello stesso ospedale di Abbiategrasso.

Sull’argomento anche l’Adnkronos ha raccolto di recente i pareri di alcuni esperti. “Le positività al Covid-19 che si stanno riscontrando in alcuni vaccinati erano prevedibili e preannunciate. Non è mai stato dichiarato, né dagli enti regolatori quali l’Agenzia europea del farmaco Ema o l’Agenzia italiana nel farmaco Aifa, né dai vari esperti, che il vaccino proteggesse dall’infezione. Il vaccino protegge dalla gravità della malattia, dall’andamento patologico dell’infezione. Ma non dalla possibilità che il virus possa infettare”, ha commentato Maria Rita Gismondo, direttrice del Laboratorio di microbiologia clinica, virologia e diagnostica delle bioemergenze dell’ospedale Sacco di Milano.

L’ipotesi, da convalidare dopo una serie di studi tuttora in corso, è “che l’infezione che potrebbe verificarsi nei vaccinati produca una carica virale bassa. E che quindi sia probabilmente poco infettante, anche se non ci sono le prove. Tant’è vero che più volte abbiamo raccomandato di mantenere le misure anti-contagio. Perché, soprattutto nei confronti di pazienti anziani o fragili, potremmo diventare vettori di infezione anche se vaccinati”.

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