Ira a Voghera per l’ex assessore pistolero in libertà. La vicenda riapre il dibattito sull’uso delle armi mentre ad Ercolano un autotrasportatore uccide due innocenti

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Dalla sua pistola è partito il colpo fatale con cui ha perso la vita Meardi Youns El Bossettaoui ma dopo tre mesi di arresti domiciliari (leggi l’articolo), l’ex assessore alla Sicurezza del Comune di Voghera, Massimo Adriatici (nella foto), è già tornato in libertà. La misura cautelare, infatti, è scaduta lo scorso 20 ottobre e per questo il provvedimento ha perso di efficacia malgrado l’uomo sia tutt’ora indagato per eccesso di legittima difesa per l’alterco concluso con un colpo di pistola all’indirizzo del 38enne marocchino.

Che per il leghista il ritorno in libertà era solo questione di tempo, lo si era immaginato già la settimana precedente quando la Procura di Pavia aveva chiesto la revoca della custodia cautelare trovando, però, la ferma opposizione del gip Maria Cristina Lapi che rigettando l’istanza sosteneva che l’assessore è “socialmente pericoloso” anche considerando “l’ipotesi del colpo accidentale”, ritenuta la più probabile dalle consulenze, perché denota “una scelta gravemente imprudente di mostrare una pistola armata e senza sicura, con il dito già posizionato sul grilletto, condotta ancor più rimproverabile in quanto rivolta a un soggetto disarmato da parte di un ex appartenente alle forze dell’ordine, avvocato penalista, istruttore delle forze dell’ordine”.

TUTTI IN PIAZZA. Ma il ritorno in libertà di Adriatici ha scatenato le proteste in città dove, giorno dopo giorno, cresce il fronte di quanti chiedono “verità e giustizia per Youns”. Proprio per palesare il grande disappunto per la scadenza dei termini della misura cautelare nei confronti del leghista, i familiari della vittima hanno indetto una manifestazione che si terrà domani in piazza Meardi. Un evento in cui sono attese numerose persone, idealmente appoggiate dagli oltre 37mila firmatari della petizione diretta al Presidente Sergio Mattarella, per rimarcare che “Youns è morto lasciando una moglie vedova e due bambini di 5 e 8 anni orfani che ora chiedono giustizia”.

Secondo la famiglia della vittima la vicenda, nonostante il tempo passato, resta piuttosto torbida perché “i proiettili utilizzati sono vietati in Italia” e perché “sul posto erano presenti videocamere di sorveglianza, ma stranamente ci stanno dicendo che non funzionavano nel momento della sparatoria o che erano girate dalla parte opposta della strada”.

Spara e uccide due innocenti. Altro Far West ad Ercolano

Prima o poi doveva succedere. Del resto dopo le dichiarazioni sovraniste sul diritto all’autodifesa dai ladri, il conseguente dilagare delle licenze e delle armi, la tragedia accaduta a Ercolano, dove un uomo ha sparato a due giovani innocenti uccidendoli, era già scritta nel destino.

LA MATTANZA. Contrariamente a tante storie molto simili, quella accaduta nel comune campano ha davvero dell’incredibile. Tutto è accaduto nel volgere di pochi minuti. Dopo aver assistito in un bar alla vittoria della loro squadra del cuore, il Napoli, i due ragazzi erano fermi in auto a chiacchierare. Insomma nulla di strano o sospetto. Peccato che Giuseppe Fusella, 26 anni, e Tullio Pagliaro, di 27, entrambi senza precedenti penali, non avevano idea che qualcuno li stava osservando con sospetto. Dalla finestra della propria abitazione, Vincenzo Palumbo, un autotrasportatore di 53 anni che vive, con mogli e figlia, nella villetta proprio davanti alla quale era parcheggiata la vettura dei due giovani, decideva di farsi giustizia da sé.

Probabilmente temendo che i due giovani fossero dei ladri e scottato per il furto della sua vettura subito il mese scorso, ha imbracciato l’arma legalmente detenuta, è sceso in strada e ha raggiunto la vettura. Posizionandosi frontalmente alla macchina, ha aperto il fuoco scatenando una pioggia di proiettili – almeno sei secondo quanto emerso dalle indagini – che ha investito i ragazzi, colpendoli in varie parti del corpo, testa inclusa. Proprio la posizione da cui Palumbo ha sparato è stata desunta dagli investigatori guardando alle ogive che, stando a quanto emerge in queste ore, hanno tutte trapassato il parabrezza prima di raggiungere i due giovanissimi.

L’INCHIESTA LAMPO. Poco dopo la sparatoria, sul posto sono piombate le vetture dei Carabinieri di Torre del Greco che hanno trovato davanti a loro uno scenario da film horror, coi corpi straziati dei due giovani. Ancora nei paraggi c’era Palumbo che è stato fermato e condotto in caserma per l’interrogatorio fiume tenuto davanti al pubblico ministero Pierpaolo Filippelli. Audizione a cui il fermato ha scelto di non nominare un avvocato di fiducia, preferendo essere assistito da un legale d’ufficio.

Sono passate interminabili ore con gli inquirenti che, convinti di aver ricostruito la dinamica dei fatti, hanno cercato di capire cosa possa essere scattato nella testa del presunto killer. Proprio da questa conversazione, andata avanti fino a sera inoltrata, sarebbe emersa la circostanza del furto dell’auto subito a settembre da Palumbo e che, ora, viene ritenuta come la probabile causa scatenante della mattanza. Quel che è certo è che, probabilmente già in nottata, nei confronti dell’uomo dovrebbe essere emesso un provvedimento di fermo con l’accusa di duplice omicidio.

LO SGOMENTO. Tra i primi a commentare la vicenda è stato Vincenzo Cuomo, il sindaco di Portici ossia la città dove risiedevano entrambe le vittime, spiegando che quanto accaduto “è un dolore enorme che colpisce la nostra comunità: la morte di due ragazzi usciti di casa per una serata di divertimento che si è conclusa in modo tragico”. “Esprimo il mio sgomento e il mio dolore e quello della nostra intera comunità per la morte di Giuseppe e Tullio, due figli della nostra terra certo di interpretare i sentimenti di tutta la città” ha concluso, letteralmente con un groppo in gola, il primo cittadino campano.

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