Si è dimesso il capo del governo inglese Starmer. Lo ha fatto con molta dignità. Mi è sembrato una brava persona.
Enzo Vincenzi
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Gentile lettore, ha detto bene: “è sembrato”. Non significa che lo fosse. Le dimissioni sono venute dopo che tutti i suoi ministri lo avevano sfiduciato, pur senza un voto pubblico. Non poteva far altro che dimettersi. A mio giudizio è l’ultimo di una serie di personaggi grigi, bislacchi e spesso impresentabili succedutesi a Downing Street: i Cameron, i Boris Johnson, le Liz Truss (quella che durò 40 giorni, abbastanza per mandare in rovina l’economia) e ora Starmer. La storia vera di Starmer è che è stato la pedina per far fuori l’ex leader del Labour Jeremy Corbyn, l’uomo più amato dalla sinistra inglese degli ultimi decenni. Se Corbyn fosse andato al governo, sarebbero stati dolori per Israele e quindi andava bloccato. Lo strumento per fermarlo si chiamava Starmer, sionista, convertito all’ebraismo, sposato con una ebrea. Corbyn fu fatto fuori con l’aiuto della solita narrativa sionista, che spacciò le sue posizioni a favore del popolo palestinese per antisionismo. È sempre così: se vuoi giustizia per un popolo vittima del genocidio, sei un razzista amico dei terroristi. Se invece sei un suprematista ebraico, sei un “giusto tra i popoli”. Ormai lo sappiamo a memoria. Che poi Starmer abbia combinato disastri alla guida del governo, è quasi un fatto secondario. Per dire, la sua prima reazione all’aumento dei prezzi dell’energia è stata di togliere le sovvenzioni statali agli anziani in stato di indigenza. Se lui è un uomo di sinistra, io sono l’imperatore del Giappone.
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