Con l’attacco degli Stati Uniti e di Israele contro l’Iran, era facile prevedere un aggravamento del fenomeno del caro carburante. E basta un rapido sguardo al tabellone luminoso del distributore di turno per capire che qualcosa si è mosso, e non poco.
L’attacco di Donald Trump e Benjamin Netanyahu contro Teheran, con la conseguente risposta iraniana che ha chiuso il transito navale nello stretto di Hormuz, ha rimesso il Medio Oriente al centro della scacchiera energetica, facendo scattare forti aumenti dei prezzi.
La guerra in Iran infiamma il caro carburante
Sui mercati internazionali il Brent ha segnato un +6,7%. Qualcuno potrebbe pensare che si tratti di numeri tutto sommato gestibili, ma la situazione è ben più grave di come sembri. Questo peché il gasolio ha fatto un balzo di oltre il 16%, toccando livelli che non si vedevano dal 14 febbraio 2024.
Il diesel self service è arrivato a 1,728 euro al litro, mentre la benzina self service si attesta a 1,674 euro. Al servito si sale a 1,865 per il diesel e 1,813 per la verde. E sulle autostrade la situazione è ben peggiore con entrambi i carburanti che sfondano i due euro al litro per il servito.
Ecco i listini aggiornati
Davanti a queste tensioni internazionali, le compagnie non sono rimaste ferme a guardare e come sempre accade hanno rivisto i propri listini. Eni ha alzato di quattro centesimi benzina e gasolio, IP segna +3 centesimi sulla verde e +6 sul diesel, Q8 aggiunge cinque centesimi su entrambi, mentre Tamoil si ferma a +3.
E non è tutto. Le medie nazionali, elaborate da Staffetta Quotidiana sui dati dell’Osservatorio prezzi del ministero, raccontano di un mercato che ha già incorporato lo shock, ma che potrebbe non aver finito di digerirlo. Insomma se l’instabilità dovesse protrarsi a lungo, allora il trend rialzista potrebbe proseguire con effetti difficilmente immaginabili per l’economia delle famiglie e dell’intero Paese.