Che il governo non avesse idee e risorse contro il caro-carburanti si era già capito dal giorno prima quando si rincorrevano le voci che in Consiglio dei ministri oggi non sarebbe arrivato alcun provvedimento contro il caro-carburanti. E così è stato. Eppure l’emergenza energetica continua a rimanere grave e il pressing dei consumatori e delle categorie interessate diventa ogni giorno più forte. E del resto è comprensibile.
Governo a corto di idee e di risorse. Nulla di fatto sul caro-carburanti
Non si ferma l’aumento dei prezzi dei carburanti alla pompa: se infatti il petrolio ha chiuso in brusco calo (il Brent ieri mattina quotato sotto i 90 dollari) dopo le parole del presidente Usa Trump sulla “guerra quasi finita”, sulle quotazioni dei prodotti raffinati sono proseguiti i rincari. Il gasolio in modalità servito ha sfondato la soglia psicologica dei 2,6 euro al litro in diversi impianti autostradali, mentre in quasi tutta Italia sulla rete stradale il diesel al self supera i 2 euro al litro. Lo ha denunciato il Codacons, sulla base dei dati comunicati tra lunedì e ieri dai gestori al Mimit.
Le richieste dei consumatori
In base alle elaborazioni del Codacons, per ridare fiato a consumatori e imprese le accise vanno tagliate non di 10 centesimi di euro, cifra assolutamente sbagliata e insufficiente considerati i rialzi alla pompa, ma in una misura compresa tra i 15 e i 20 centesimi di euro, unica possibilità per limitare i danni dell’escalation dei listini.
“Una vergogna! Il fatto che il Consiglio dei ministri di oggi (ieri, ndr) non affronti l’emergenza del caro carburanti, non solo è una presa in giro dei consumatori, illusi da dichiarazioni di innumerevoli esponenti del Governo, ma è un autogol, dato che più tempo si fa passare più serviranno soldi per stoppare l’escalation dei prezzi. Oggi potevano ancora bastare 10 cent di riduzione delle accise, la prossima volta ce ne vorranno almeno 15”, ha denunciato Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.
Le proteste delle opposizioni
Le accise mobili sono state “ridisegnate nel 2023 e mai attivate”, ha ricordato il vicepresidente della Camera dei deputati Sergio Costa (M5S). “Quando il prezzo alla pompa esplode, lo Stato incassa di più attraverso l’Iva proporzionale. Quel maggior gettito va girato per intero a famiglie e imprese sotto forma di riduzione delle accise. Non è un favore, è un atto dovuto”, ha osservato.
“Nel Cdm non c’è alcuna misura sul caro energia e sui carburanti. È un fatto grave: mentre famiglie e imprese continuano a pagare bollette altissime, il governo Meloni sceglie ancora una volta di non affrontare il problema. I numeri raccontano il fallimento della politica energetica di questo governo. Nel 2025 gli Stati Uniti di Trump sono diventati il primo fornitore di GNL dell’Italia, arrivando al 45% del totale importato. Una dipendenza costruita dalle scelte del governo Meloni e dalla sua accondiscendenza alle richieste di Trump. Allo stesso tempo si continua a bloccare la transizione energetica: nel 2025 gli impianti di rinnovabili autorizzati sono calati di quasi il 30% e il numero dei nuovi progetti sottoposti a valutazione di impatto ambientale è crollato del 75%”, dichiara da Avs Angelo Bonelli.
La proposta di Greenpeace e delle categorie della pesca
Tassare gli extra profitti del comparto fossile e militare, che potrebbe generare fino a 4,5 miliardi di euro, è la soluzione indicata da Greenpeace. Coldiretti spiega che “rischiamo di perdere circa 2 miliardi in termini di valore, a livello nazionale, per quanto riguarda le esportazioni, soprattutto per tutti i prodotti deperibili”. Reintrodurre con urgenza il credito d’imposta sul carburante è la richiesta al ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida da Agci Pesca e Acquacoltura, Confcooperative Fedagripesca e Legacoop Agroalimentare.