Si aggrava la crisi energetica internazionale con i rincari delle materie prime. Giorgia Meloni si presenta in Parlamento per riferire della crisi in Iran e del prossino Consiglio europeo. Ma sulle prossime mosse del governo per far fronte al caro-carburanti che sta zavorrando automobilisti e categorie si limita a vane promesse. Del resto martedì era atteso in Consiglio dei ministri il provvedimento salva-automobilisti, a partire dall’attivazione del meccanismo delle accise mobili. Ma nulla è arrivato.
Si aggrava la crisi energetica, il Mef frena sulle accise
“Riguardo all’attuale aumento dei prezzi dei carburanti, il messaggio che voglio dare agli italiani, ma anche a chi dovesse pensare di sfruttare questa situazione per arricchirsi sulla pelle dei cittadini e delle imprese, è il seguente: consiglio prudenza, perché faremo tutto quello che possiamo per impedire che si speculi sulla crisi, compreso, se necessario, recuperare i proventi della speculazione con una maggiore tassazione delle aziende che ne fossero responsabili”, ha dichiarato Meloni. Ma non dice quando “faremo”. Sui carburanti – ha spiegato – “stiamo valutando anche di attivare il meccanismo delle cosiddette accise mobili, la cui attivazione è stata peraltro chiesta anche da parte dell’opposizione. Lo strumento della sterilizzazione era presente anche nel nostro programma e la sua attivazione è tra le contromisure che siamo pronti a prendere”. Anche qui “faremo”.
Tempo al tempo
Peraltro il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin frena: “Certo dobbiamo agire, ma stiamo attenti su un mercato dove le oscillazioni arrivano ad essere del 20% in poche ore. Bisogna stare molto attenti ad intervenire”, ha detto il ministro al Forum Ansa, aggiungendo che sull’attivazione del meccanismo delle accise mobili “la valutazione la sta facendo il ministero dell’Economia” e “c’è una norma quadro del 2023 che al limite va corretta”.
Frena pure il Mef. Il ricorso al taglio delle accise contro i rincari dei prezzi di benzina e diesel “dipende necessariamente dal verificarsi di tutte le condizioni economico-finanziarie previste, in mancanza delle quali le stesse non possono operare”, ha spiegato la sottosegretaria al Mef, Lucia Albano. Dunque ancora è tutto allo stato embrionale.
Dicevamo di una crisi internazionale incandescente. “Dall’inizio del conflitto i prezzi del gas sono aumentati del 50% e quelli del petrolio del 27%. Tradotto in euro: dieci giorni di guerra sono già costati ai contribuenti europei 3 miliardi di euro in più per le importazioni di combustibili fossili. Questo è il prezzo della nostra dipendenza”, ha fatto i calcoli la presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen.
La minaccia di Teheran: petrolio a 200 dollari al barile
“Preparatevi al raggiungimento dei 200 dollari al barile perché il prezzo del petrolio dipende dalla sicurezza regionale che avete destabilizzato”: l’avvertimento a Usa e Israele arriva dalle forze armate iraniane, nel pieno della crisi lungo lo Stretto di Hormuz. “Non permetteremo che nemmeno un litro di petrolio raggiunga gli Stati Uniti, Israele e i loro partner. Qualsiasi nave o petroliera diretta a loro sarà un obiettivo legittimo”, ha ribadito Ebrahim Zolfaqari, portavoce del quartier generale del comando militare di Teheran.
Le contromisure: 400 milioni di barili sul mercato
Minacce di fronte alle quali i 32 Paesi membri dell’Agenzia internazionale dell’energia hanno concordato all’unanimità di mettere a disposizione del mercato 400 milioni di barili di petrolio dalle loro riserve di emergenza.
La stangata: allarme di Confesercenti
Per l’Italia i conti li fa Confesercenti. Con i rincari per carburanti, elettricità e gas il rischio è di una “stangata da 14 miliardi”, con “circa 6,9 miliardi di rincari dai carburanti e 7,1 miliardi dalle bollette”, un aggravio che “cancellerebbe il beneficio del Dl Bollette per le imprese”. “Le famiglie, ma anche le imprese, rischiano di pagare un conto pesantissimo, mentre l’erario incasserebbe un extragettito Iva consistente”, ha commentato il presidente di Confesercenti, Nico Gronchi: “È una dinamica che va corretta: almeno una parte di queste risorse deve essere restituita per attenuare l’impatto dei rincari su consumi, attività economiche e crescita”. Ma per Pichetto serve cautela nell’agire.