Passano i giorni ma nulla sembra capace di fermare il caro carburanti causato dalla guerra in Iran, scatenata da Donald Trump e Benjamin Netanyahu. Come accade ormai da giorni, a pagare il prezzo di questo conflitto sono soprattutto gli automobilisti che di giorno in giorno vedono salire il costo dei carburanti, con il pieno che sta diventando quasi proibitivo.
Secondo le rilevazioni di Staffetta Quotidiana, il diesel in modalità self service ha superato la soglia dei 2,03 euro al litro, con un valore che non si vedeva dall’estate del 2022. Sale anche la benzina che ha ormai oltrepassato la cifra di 1,81 euro al litro, ossia un livello che non si vedeva dallo scorso marzo.
Dietro questa ennesima fiammata dei prezzi c’è il mercato internazionale, con il prezzo del greggio che ha ripreso a correre. Il Brent, infatti, è tornato sopra i 100 dollari al barile, mentre il WTI si muove poco sotto i 95 dollari.
E non è tutto perché sono salite con decisione anche le quotazioni dei prodotti raffinati nel Mediterraneo, con la benzina oltre i 620 euro per mille litri, e il gasolio attorno agli 820.
Il tentativo globale di calmare il mercato
Davanti a questa crisi energetica globale, c’è stato anche un tentativo di frenare la corsa dei prezzi del petrolio. Come annuciato ieri, i Paesi dell’Agenzia Internazionale per l’Energia hanno deciso di immettere sul mercato 400 milioni di barili di petrolio dalle riserve strategiche per compensare la crisi di approvvigionamento legata alla chiusura dello Stretto di Hormuz.
Stando a quanto pattuito, gli Stati Uniti, da soli, contribuiranno con 172 milioni di barili. Difficile dire se basterà questo intervento per invertire la rotta o almeno rallentare gli aumenti ormai quotidiani, perché il perdurare del conflitto rende la situazione tesa e complessa.
Il Pd: “Attivare subito le accise mobili”
Quel che è certo è che il caro carburanti è ormai al centro del dibattito politico italiano. Sul punto il deputato del Partito Democratico e vicepresidente della commissione Attività produttive della Camera, Vinicio Peluffo, ha chiesto al governo di Giorgia Meloni di attivare lo strumento delle accise mobili che potrebbe ridurre sensibilmente il prezzo di benzina e diesel, pur senza riportarlo ai valori pre crisi mediorientale.
Come fa notare Peluffo, “ci siamo accorti tutti, andando a fare rifornimento, di quanto siano aumentati i prezzi dei Carburanti e di quanto rischino di crescere ancora nei prossimi giorni. Il punto è che il governo avrebbe tutti gli strumenti per intervenire subito, ma non lo fa. Il governo può agire immediatamente adottando la proposta lanciata da Elly Schlein di utilizzare le accise mobili, uno strumento previsto dal nostro ordinamento dal 2008″.
“Nel 2023 il governo ha modificato il meccanismo rendendolo più complicato, ma può comunque attivarlo da subito. È questa la richiesta che rivolgiamo all’esecutivo”, spiega il deputato del Pd aggiugendo che “Giorgia Meloni ha costruito un’intera campagna elettorale proprio sul tema delle accise, criticando i governi precedenti perché non intervenivano. Faceva video promettendo che una volta al governo le avrebbe abbassate. Oggi però non fa assolutamente nulla”.