Nel maggio 2025 un drone israeliano ha colpito Mohammed Yasin Suhaib Al-Farra mentre camminava lentamente, da solo, verso casa sua a Khan Younis. Aveva la paralisi cerebrale e un’andatura compromessa da un incidente infantile. L’esercito israeliano lo ha definito «sospettato di fungere da palo di avvistamento per attività militanti». Haaretz ha pubblicato la documentazione medica. Sette suoi familiari erano stati uccisi in un raid precedente, tra cui il padre e quattro sorelle.
Nel luglio 2024, Mohammed Bhar, 24 anni, con sindrome di Down e autismo, incapace di muoversi senza assistenza, era rimasto nell’abitazione di Shuja’iyya, quartiere di Gaza City, dove l’unità israeliana ha fatto irruzione il 3 luglio. Il cane da combattimento lo ha aggredito al petto e alla mano. I soldati lo hanno separato dalla famiglia promettendo cure mediche. Quando la famiglia ha potuto rientrare, una settimana dopo, ha trovato il corpo in decomposizione sul pavimento con un laccio emostatico al braccio.
Questi non sono incidenti. Sono casi documentati in un contesto in cui le persone con disabilità non possono obbedire agli ordini di evacuazione, non possono spostarsi in tempo, non possono dimostrare la propria innocenza prima di essere colpite. L’UNRWA, nel Rapporto 215 aggiornato al 31 marzo 2026, documenta 34.251 persone con disabilità assistite psicologicamente nella Striscia dall’ottobre 2023. È la dimensione misurabile di una popolazione che il sistema militare israeliano continua a classificare, caso per caso, come minaccia.
L’esercito israeliano, sulla morte di Mohammed Yasin Suhaib Al-Farra, aveva dichiarato che il bersaglio era stato «identificato come terrorista in osservazione delle truppe israeliane». Haaretz ha pubblicato la documentazione medica della sua paralisi cerebrale.