Il dito? “È sul grilletto”. Se c’era ancora qualche dubbio sulla regia della folle guerra all’Iran – che ha innescato una spirale di violenza in tutto il Medio Oriente, travolgendo le economie occidentali con una valanga incontrollata di rincari del petrolio – la giornata di ieri è stata certamente illuminante anche per i più scettici.
Neanche il tempo di annunciare l’accordo sull’Iran da parte di Donald Trump, che il ricercato internazionale Benjamin Netanyahu aveva già ordinato di scaricare sul Libano 160 bombe. Risultato: centinaia di morti e feriti in dieci minuti. Un attacco che ha tutta l’aria di un tentativo di sabotaggio dell’intesa negoziata al termine di una settimana di minacce, veti e ultimatum tra il presidente Usa e il regime degli ayatollah. L’ultima prova che a trascinare Trump in un conflitto nel quale aveva tutto da rimetterci (il calo nei sondaggi è lì a certificarlo) è stato proprio il premier israeliano che, al contrario, ha tutto da guadagnarci (allontanare le elezioni e il processo in cui è accusato di corruzione).
L’ennesima strage di civili, dopo i 70mila morti di Gaza, si aggiunge al curriculum di Netanyahu che oggi rappresenta il principale pericolo e ostacolo per la pace in Medio Oriente. Non a caso, i raid israeliani in Libano, hanno spinto l’Iran a chiudere di nuovo lo stretto di Hormuz e a rimettere in discussione la tregua. Una condotta spregiudicata nella quale, d’altra parte, Netanyahu continua a perseverare grazie all’appoggio incondizionato degli Usa – che ieri si sono affrettati a ribadire che il Libano non rientra negli accordi sulla tregua con Teheran nonostante il Pakistan, mediatore dell’intesa, abbia confermato che fossero inclusi – e al vuoto penumatico di un’Unione europea che continua ad esprimersi per auspici e frasi di circostanza.
L’Italia non fa certo eccezione. Crosetto esprime “la più ferma e indignata protesta” per il convoglio italiano Unifil oggetto di colpi d’avvertimento da parte israeliana chiedendo l’intervento dell’Onu; Tajani convoca l’ambasciatore israeliano per chiedere chiarimenti; Meloni attende gli esiti della convocazione per tirare le somme. La domanda resta ancora sospesa: a quando le sanzioni a Netanyahu e al suo governo criminale?