Una rivoluzione forse no, ma sicuramente un precedente destinato a pesare non poco in tutti i procedimenti futuri dellโurbanistica milanese (e a cancellare lโimmobilitร scelta da palazzo Marino nei vari fascicoli). ร quello stabilito ieri nel processo per abusi edilizi, lottizzazione abusiva, falso e corruzione al palazzo ‘Hidden Garden‘ di Bluestone in piazza Aspromonte, dove la gup, Maria Beatrice Parati, nell’udienza preliminare, ha accolto la richiesta di costituzione di parte civile presentata dall’avvocata Veronica Dini per conto di 24 cittadini che si sono presentati in giudizio, considerata l’โinerziaโ del Comune di Milano.
L’ok della giudice all’innovativa “azione popolare”
In pratica i cittadini (come spiegato a febbraio scorso da La Notizia), in base a unโinnovativa interpretazione della cosiddetta โazione popolareโ, avevano diffidato il Comune (che nel processo per il palazzo di Piazza Aspromonte รจ parte lesa) ad agire a tutela degli interessi della collettivitร . E, data lโinerzia dellโamministrazione, avevano chiesto al giudice di costituirsi loro parte civile.
Un azzardo, visto che cโera solo un precedente simile, la sentenza della Corte dโAppello di Bari sui Cpr, la quale aveva sancito come โlโinerzia dellโente locale rispetto allโesercizio di poteri e prerogative posti a tutela di interessi pubblici primari integra una violazione dellโobbligo funzionale gravante sullโamministrazioneโ.
Un azzardo andato a buon fine. Oltretutto nel procedimento โ il primo per lโurbanistica meneghina delle scie, considerato il โpilotaโ per tutti quelli che seguiranno -, che vede 26 imputati fra i quali il costruttore Andrea Bezziccheri, l’ex presidente dell’ordine degli architetti diย Milanoย e oggi assessore all’Urbanisticaย di Torino, Paolo Mazzoleni, l’ex dirigente di Palazzo Marino, Giovanni Oggioni (che fu arrestato nel marzo 2025 per corruzione e depistaggio), diversi architetti delle commissioni per il paesaggio e funzionari tecnici dello Sportello unico edilizia.
Un precedente dirompente al quale il Comune si era opposto
Ma quel sรฌ alla richiesta dei cittadini ha effetti dirompenti. In primis perchรฉ il Comune di Milano aveva fatto di tutto per opporsi: in una memoria del capo dell’avvocatura comunale, Palazzo Marino infatti aveva chiesto di rigettare l’istanza dei cittadini, dicendosi dโaccordo con le tesi degli imputati! Aveva anche ricordato la delibera di giunta 199 del 2024, nella quale sindaco e assessori si erano detti indisponibili a costituirsi parte civile.
Ora invece lโamministrazione avrร tempo fino al 30 aprile (data della prossima udienza) per decidere se subentrare ai 24 cittadini come parte civile, oppure lasciare a loro lโonere di continuare il processo. Un bel dilemma: se il Comune deciderร di subentrare, dovrร sostenere le tesi avverse agli imputati messe nero su bianco dallโavvocato Dini, sconfessando quanto sostenuto dallo stesso Comune fino allโinizio dellโudienza di ieri. Se non subentrerร , lascerร โmano liberaโ agli esponenti dei comitati.
Palazzo Marino paga gli avvocati ad alcuni imputati: ora che farร ?
Inoltre, in quel procedimento Palazzo Marino sta sostenendo le spese legali di alcuni funzionari comunali imputati. Ma se, come ha sottolineato la pm Marina Petruzzella, ora subentrerร come parte civile, come potrร continuare ad accollarsi le spese di alcuni imputatiโฆ? Non puรฒ essere contemporaneamente accusatore e pagatore delle difese degli imputati!
Infine, palazzo Marino in tutti i procedimenti futuri (e sono tanti) che riguarderanno lโurbanistica nei quali รจ indicato parte offesa, non potrร piรน rimanere silente. Ora sarร costretto a schierarsi per far valere i diritti calpestati dei cittadini, perchรฉ se non lo farรฒ saranno i cittadini stessi che prederanno lโiniziativa, in forza di quel principio di โsostituzione civileโ sancito ieri.
Le altre parti civili
Sempre ieri la corte ha accolta anche la costituzione di parte civile da parte di altre 22 residenti nella zona o riunite nei comitati ambientalisti dell’area Cittร Studi – Lambrate, sempre rappresentate dall’avvocata Dini. Respinta invece la richiesta di costituzione parte civile presentata da 18 acquirenti e proprietari degli appartamenti realizzati da Bluestone nel ‘palazzo del cortile’, che si erano dichiarate “persone offese e/o danneggiate”. La giudice non ha riconosciuto per loro l’esistenza di un danno attuale tale da garantire la partecipazione all’eventuale processo.