Nuova svolta nella travagliata vicenda delle indagini sulle stragi di Capaci e Via D’Amelio, costate la vita ai giudici Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Paolo Borsellino e agli agenti delle scorte dei due magistrati. Ieri la Procura di Caltanissetta ha infatti chiesto l’archiviazione di uno dei filoni d’inchiesta, a carico di ignoti, quello che riguardava la pista del “dossier mafia-appalti”, come una delle ipotesi che avrebbe determinato le stragi.
La richiesta di archiviazione, circa 400 pagine, riguarda la pista sostenuta dall’ex generale del Ros dei Carabinieri, Mario Mori e fatta propria dalla maggioranza in Commissione Antimafia, che vedeva nell’indagine sulle infiltrazioni di Cosa nostra negli appalti il contesto nel quale sarebbero maturate le stragi del ’92.
La “pista degli appalti” contro la “pista nera”
Una tesi abbracciata dalla procura di Caltanissetta, ma da sempre osteggiata dai magistrati e dagli investigatori della procura di Palermo, a partire dall’ex Procuratore, Giancarlo Caselli, il quale ha definito la tesi mafia-appalti come causa unica delle stragi “riduttiva” e “fuorviante”.
Secondo i magistrati nisseni, la pista degli appalti sarebbe sempre la più plausibile, ma l’archiviazione si sarebbe resa necessaria visto che ancora contro ignoti, dopo due anni di indagini.
Recentemente, contro la tesi “mafia-appalti” si erano schierati decisamente anche Salvatore Borsellino, fratello del magistrato, e il suo avvocato di parte civile, Fabio Repici, per i quali questa pista rappresenta un tentativo di depistaggio. Magistrati e familiari contrappongono infatti alla pista del dossier mafia-appalti, quella della “pista nera”, ovvero quella che sostiene la collaborazione tra mafia e formazioni di estrema destra (Avanguardia Nazionale di Stefano Delle Chiaie) nella strage di Capaci. Collaborazione sulla quale stava investigando lo stesso Borsellino prima di essere ucciso.
Una ipotesi confermata dai nuovi documenti relativi agli ultimi giorni di vita di Borsellino presentati dall’avvocato Repici, alla procura di Caltanissetta alcuni mesi fa. In particolare, il verbale di una riunione tenuta a Palermo il 15 giugno 1992 alla quale parteciparono il procuratore capo di Palermo, Pietro Giammanco, gli aggiunti Vittorio Aliquò e Borsellino, i sostituti Vittorio Teresi e Pietro Vaccara, quest’ultimo pm di Caltanissetta, all’epoca dei fatti titolare delle indagini sulla strage di Capaci.
Quei contatti tra mafiosi e fascisti
Al centro dell’incontro notizie sull’attentato a Falcone e informazioni sulle intercettazioni nei confronti del confidente e collaboratore di giustizia Alberto Lo Cicero (oggi deceduto), braccio destro del boss Mariano Tullio Troia, e noto simpatizzante dell’estrema destra. Lo Cicero era anche legato a Maria Romeo, sorella di Domenico, autista di Delle Chiaie, presente in Sicilia nei giorni della bomba di Capaci, secondo quanto riferito dallo stesso Lo Cicero.
In pratica, i nuovi documenti dimostrerebbero come Borsellino fosse interessato alle dichiarazioni fatte da Lo Cicero ai Carabinieri che svelavano il coinvolgimento degli estremisti neri nella strage. Tanto che secondo l’avvocato Repici, Borsellino chiese di poter interrogare Lo Cicero, interrogatorio che però non avvenne mai. Lo Cicero e sua moglie Maria Romeo avevano infatti raccontato agli inquirenti di Agrigento – in particolare al giovane pm Vittorio Teresi – che il boss Troia tramite una società intestata alla moglie, gestiva i trasporti, il movimento terra e i lavori stradali tra Palermo e Capaci, “compresa la zona prospiciente l’autostrada PA-TP e l’aeroporto di Punta Raisi”, dove fu ucciso Falcone.
Il Gip che ha negato l’archiviazione
Nuove rivelazioni che hanno spinto nel luglio scorso la Gip del tribunale di Caltanissetta, Graziella Luparello, a negare per la seconda volta – con un colpo di scena – l’archiviazione dell’inchiesta, richiesta anche qui, dalla procura di Caltanissetta. Decisione sulla quale la procura nissena ha promosso ricorso in Cassazione.
Colosimo e Mori sicuri del dossier appalti e mafia
Contrari invece alla cosiddetta “pista nera” e fautori invece di quella degli appalti – ispirata e suggerita come dicevamo dal consulente della Commissione Antimafia, l’ex generale di Carabinieri Mori – la presidente della commissione, Chiara Colosimo, seguita da tutta la maggioranza.
Resta ancora aperta, invece, l’inchiesta a carico degli ex magistrati Giuseppe Pignatone e Gioacchino Natoli, avviata proprio a seguito del filone di cui ora si chiede l’archiviazione. Entrambi sono accusati di favoreggiamento aggravato (il reato è prescritto); Natoli anche di calunnia. Secondo gli inquirenti non avrebbero indagato sul dossier mafia-appalti.
Intanto oggi il procuratore di Caltanissetta Salvatore De Luca (uno dei maggiori oppositori alla pista nera e fautore del dossier appalti) sarà udito dalla commissione nazionale Antimafia proprio sul tema degli attentati di Capaci e Via D’Amelio.