Dal Senato via libera al quarto decreto Sicurezza, ma è polemica sul fermo preventivo. Il Csm: “Troppa discrezionalità lasciata alla polizia”

Grazie a una maratona, passa al Senato il quarto Dl Sicurezza. Ora tappe forzate alla Camera (dove sarà posta la fiducia) per la conversione entro il 25 aprile

Dal Senato via libera al quarto decreto Sicurezza, ma è polemica sul fermo preventivo. Il Csm: “Troppa discrezionalità lasciata alla polizia”

Una corsa contro il tempo. È quella di governo e maggioranza per approvare il quarto – contestatissimo – Decreto Sicurezza. Quello che, per intenderci, contiene tra le altre misure: il fermo preventivo di 12 ore per persone ritenute pericolose in vista di un corteo; il cosiddetto “scudo” per gli agenti ed esteso a tutti coloro che, avendo commesso un reato con una causa di giustificazione, vengono iscritti in un registro indagati ad hoc; la “stretta” sui coltelli e i rimpatri più veloci dei migranti.

Una corsa contro il tempo per la conversione, ma Piantedosi non c’era

Ieri il testo è stato approvato al Senato, dopo una maratona durata 10 ore, terminata con le dure contestazioni dai banchi delle opposizioni, alla quale però non ha partecipato il ministro Matteo Piantedosi, ancora nel limbo, ancora nel limbo, dopo il caso Claudia Conte.

Ora, e con tempi stretti, il testo passa alla Camera per la conversione in legge, che dovrà arrivare tassativamente entro il 25 aprile. Una fretta del diavolo, tanto che il Governo ha preannunciato che alla Camera verrà posta la fiducia, scelta non fatta al Senato dall’esecutivo, perché il testo, scritto male e in fretta, doveva essere emendato e corretto.

A partire dalle disposizioni sui coltellini, che – per come erano state formulate – secondo il Comitato per la legislazione di Palazzo Madama, nel caso dei coltellini con lama di lunghezza superiore ai 5 cm, non davano la possibilità in alcun modo di “giustificare il motivo del porto dello strumento”, neppure a chi ne avesse necessità per usi professionali, sportivi o ricreativi.

Contro il testo opposizioni e Csm

In generale, il testo è stato duramente attaccato da tutte le opposizioni, che hanno presentato oltre 1000 emendamenti, ma è stato anche pesantemente criticato dal Consiglio Superiore della Magistratura, soprattutto per quanto riguarda le disposizioni relative al nuovo fermo preventivo.

Secondo il parlamentino dei magistrati, infatti, lascerebbe “margini eccessivamente discrezionali all’operatore di polizia, col rischio concreto di possibili derive verso un modello di prevenzione fondato su presunzioni di pericolosità astratta anziché su comportamenti effettivamente in atto, e, soprattutto, di una possibile frizione della disposizione (…) con gli obblighi internazionali di rispetto dei diritti umani ai quali l’Italia è vincolata”.

Nel Dl Sicurezza anche lo stop alla “lieve entità sullo spaccio di strada”

Molto discutere ha fatto anche l’introduzione dello stop alla “lieve entità sullo spaccio di strada”, fortemente voluto da FdI, che, sul punto, ha accolto una riformulazione di Governo. Con la modifica, si prevede che relativamente alla produzione, traffico e detenzione illeciti di sostanze stupefacenti o psicotrope “il fatto non si considera di lieve entità quando, per l’allestimento di mezzi o di strumenti, ovvero per le modalità dell’azione, le condotte risultano poste in essere in modo continuativo e abituale”. Una previsione aspramente criticata dalle opposizioni, le quali ne hanno denunciato “l’impatto drammatico” su un sistema carcerario già sovraffollato.

Salta lo sgombero veloce delle seconde case

Alcuni emendamenti bandiera della maggioranza, invece, sono rimasti fuori e sono stati trasformati in ordini del giorno che impegnano il Governo a interventi futuri. Tra questi, quello della Lega per l’estensione delle procedure di sgombero veloce anche di abitazioni che non sono prime case (come previsto dal Dl Sicurezza dello scorso anno).

M5s: “Quarto decreto Sicurezza perché i precedenti tre hanno fallito”

“Siamo già al quarto, forse quinto intervento sulla stessa materia: si iniziò con il decreto rave si è proseguito a colpi di slogan con zero risorse”, nota il capogruppo del M5s al Senato, Luca Pirondini, “Quando devi riscrivere le regole sulla sicurezza ogni mese, il messaggio è semplice: le precedenti non hanno funzionato. La poltrona vuota di Piantedosi è il segno più evidente di un provvedimento che nasce già vecchio, già inefficace, già destinato a essere sostituito dal prossimo decreto urgente. Sulla sicurezza si è consumato uno dei peggiori fallimenti del governo Meloni”.

Per il dem Francesco Boccia, “questo provvedimento è solo un manifesto di propaganda, che restringe solo i diritti, che rende le carceri ancora più invivibili, che trasforma il paese in un Far west. Dopo ogni decreto aumenta il disordine normativo senza ridurre il disordine sociale. È sempre più evidente che le mancate risposte del Governo servono deliberatamente a non risolvere i problemi che poi vengono usati dalla destra per fare propaganda”.

Per il capogruppo dell’Alleanza Verdi e Sinistra Peppe De Cristofaro, “la destra usa la paura come distrazione di massa, per coprire i propri fallimenti”.