Verdetto Eurostat sul deficit, in bilico le spese per il riarmo

L'Eurostat decide sul deficit italiano, ma senza uscita dalla procedura d'infrazione per l'Italia a rischio gli investimenti per il riarmo.

Verdetto Eurostat sul deficit, in bilico le spese per il riarmo

È il giorno della verità. Oggi Eurostat darà il dato definitivo sul deficit italiano. E dirà se la speranza del governo di uscire dalla procedura d’infrazione sarà realistica o meno. Solo dopo le comunicazioni dell’istituto di statistica europeo il governo renderà noto il quadro del 2026, rivisto nel nuovo Documento di finanza pubblica. La speranza, per il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, è che si scenda sotto il famigerato 3%, che vorrebbe dire avere più margine di manovra. Soprattutto su un fronte, quello delle spese per il riarmo.

Uscendo dalla procedura Ue, l’Italia potrebbe attivare la clausola di salvaguardia grazie alla quale è possibile escludere gli investimenti nella difesa dalla spesa pubblica netta. Sarebbero circa 12 miliardi in tre anni che, altrimenti, l’Italia dovrebbe reperire attraverso uno scostamento di bilancio la cui autorizzazione andrebbe chiesta al Parlamento, come spiegato da Giorgetti.

L’Eurostat decide sul deficit italiano: cosa dicono le cifre

Ma da che cifra partiamo? A marzo, i dati provvisori dell’Istat dicevano che il deficit si attestava al 3,1%. L’aggiornamento di aprile ha confermato il dato, fornito poi con precisione da Giorgetti parlando di 3,07%. “Io ai miracoli ci credo”, disse in quell’occasione. E ci crede anche il ministro per gli Affari europei, Tommaso Foti: “Chi teme il 3,1% si troverà il 2,9%”. L’Eurostat ha precisato che il dato deve essere inferiore al 2,95% per la regola dell’arrotondamento, ma la Commissione ha invece fatto sapere che è sufficiente il 2,99%.

Poi sarà lo stesso esecutivo Ue a prendere la decisione definitiva e a comunicarla con il pacchetto di primavera il 3 giugno. Oggi, intanto, arriverà anche il Dfp con la revisione delle stime di crescita, già annunciata da Giorgetti: sarà in linea con quanto emerso dalle stime dei principali organismi nazionali e internazionali. Potrebbe, quindi, essere lo 0,5% previsto dalla Banca d’Italia per 2026 e 2027, se non addirittura lo 0,4% stimato dall’Ocse.