Le Lettere

Il bicchiere della pace

Il ministro Urso dice che il negoziato in Pakistan tra Usa e Iran è fallito perché lì è proibito il vino. Con un bicchiere di vino, si sa, tutto è possibile. Ma quando la smetteranno costoro di farneticare?
Ginevra Rollo
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Gentile lettrice, non c’è più limite al ridicolo. Urso è una new entry nella classifica dello sproloquio. Al confronto le facezie di Sangiuliano erano alta cultura. Le parole di Urso, Ministro del Made in Italy, sui falliti negoziati di pace Usa-Iran meritano una citazione integrale: “È mancato il vino a Islamabad, in Pakistan. Perché una volta gli accordi, e accludo anche gli accordi di pace, si siglavano attorno a una tavola bandita in cui il vino era l’elemento centrale, perché creava il clima giusto, quello della convivialità e quindi della pace. Se ci fosse stato il vino, i negoziatori sarebbero più consapevoli di quello che significa convivere nel mondo, non proibire”. A parte gli errori di italiano (tavola imbandita, non “bandita”) e di consecutio (sarebbero stati, non “sarebbero”), si evince che gli iraniani, se non fossero stati astemi, non avrebbero aggredito gli Usa: e invece ha visto quanti missili su New York, Chicago, Dallas… Comunque, invito gli storici futuri a scoprire quale filo diretto ci sia tra Urso e Lollobrigida, Ministro dell’Agricoltura e Sovranità alimentare (sic), e soprattutto quale sia il nesso esoterico che li induce a ripetere la stessa, identica assurdità. Le ricordo le parole di Lollo: “Quanto è importante stare a tavola, discutere e ragionare, bere un bicchiere di vino. Dialogare. Quante guerre non ci sarebbero state con cene ben organizzate”.

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