Di nuovo un 25 Aprile che divide e non unisce: ebrei con la bandiera israeliana, fascio nostalgici con le pistole a pallini…
Sergio Maini
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Gentile lettore, prima di rispondere nel merito, le dico che a mio parere è da tempo che il 25 Aprile (come il 2 Giugno, festa della Repubblica) dovrebbe essere ridimensionato dalla sua attuale elefantiasi e ridotto a una sobria cerimonia al Quirinale. Fu saggio, nel primo dopoguerra, festeggiare l’eroismo dei partigiani che il 25 aprile 1945, su ordine del Comando di Liberazione Alta Italia (CNLAI), insorsero e liberarono le città del Nord, quando gli americani erano ancora bloccati dai tedeschi sulla Linea Gotica. Ma oggi la festa è sempre più divisiva, a causa della sua ambiguità di fondo. Infatti contiene due noccioli, uno buono e uno cattivo. Il buono è che il 25 aprile segnò la caduta del fascismo, il cattivo è che iniziò l’occupazione militare e politica degli americani che dura ancora oggi, come Trump ci ha fatto capire benissimo. Basta con la retorica degli americani che vennero in Italia per liberarla dai tedeschi e poi andarono in Germania per liberarla dai tedeschi e poi in Giappone per liberarlo dai giapponesi. Vennero per sconfiggerci e ci riuscirono benissimo, tant’è. Quanto alla Brigata Ebraica, ha tutto il diritto di rivendicare la sua partecipazione all’insurrezione, ma non ha diritto di esibire la bandiera israeliana, cioè di appoggiare uno Stato straniero. È la festa dell’Italia, non di Israele. Quelle bandiere sono una subdola provocazione a favore di uno Stato genocida che fa ripulsa a ogni senso morale. Benvenuti gli ebrei, ma fuori Israele.
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