Corte dei Conti, la riforma delle destre finisce alla Consulta: impugnato il tetto al danno erariale

La Corte dei conti porta la riforma alla Consulta: per i magistrati il tetto al 30% sul danno erariale violerebbe 11 articoli della Carta

Corte dei Conti, la riforma delle destre finisce alla Consulta: impugnato il tetto al danno erariale

A Sestri Ponente, durante un intervento neurochirurgico, qualcosa va storto. Il paziente si sveglia paraplegico. La Asl di Genova risarcisce un milione e 350mila euro, li chiede indietro ai tre medici. Uno di loro, condannato dalla Corte dei conti a versare 945mila euro, fa ricorso invocando la legge di riforma della stessa Corte: la sua esposizione scende a 170mila. Il resto rimane a carico della collettività.

Da questa vicenda la Seconda sezione centrale d’appello della Corte dei conti ha costruito l’ordinanza n. 9/2026, depositata il 23 aprile, rimettendo alla Consulta la verifica sulla riforma. Ottanta pagine, undici articoli della Costituzione in bilico. Il tetto al 30% del danno, entro il doppio della retribuzione lorda, è “in contrasto insanabile con le norme che governano la sana e corretta gestione delle risorse pubbliche.”

Il sistema nel mirino

La legge n. 1/2026, in vigore dal 22 gennaio, porta il nome di Tommaso Foti, capogruppo di Fratelli d’Italia all’epoca, oggi ministro per gli Affari europei. Obiettivo dichiarato: combattere la “paura della firma”. Meccanismo: riduzione obbligatoria al 30% del danno, secondo tetto al doppio della retribuzione lorda. Vale il più basso. Per danni grandi, il parametro retributivo abbatte le cifre in quella che la dottrina chiama “risibile condanna.” I giudici: il sistema “premia l’amministratore incapace e colloca a carico della comunità i due terzi del danno, in piena contraddizione con i principi di eguaglianza” ex articolo 3 e di solidarietà ex articolo 2.

L’effetto retroattivo

Il punto più controverso è la retroattività. La legge vale per i procedimenti in corso al 22 gennaio senza sentenza definitiva. Danni già accertati: tutto riscritto a vantaggio del convenuto. La Cassazione aveva segnalato che tetti risarcitori non possono operare retroattivamente, incidendo su diritti già maturati. La Sezione pugliese, dal canto suo, aveva sollevato separata questione con l’ordinanza n. 11/2026: l’elenco tassativo delle condotte rilevanti rischia di escludere gravi negligenze, con ricadute in sanità.

Ieri pomeriggio, Donato Centrone, presidente dell’Associazione magistrati della Corte dei conti, ha dichiarato piena condivisione “nel merito e nel metodo”. Il tetto “riduce l’efficacia dell’azione di responsabilità”.  E sulla retroattività: “Incide su procedimenti in corso.” Il chiarimento della Consulta “è quanto mai necessario”.

La riforma chiude un disegno: abrogazione dell’abuso d’ufficio, interventi sulla magistratura ordinaria, ora il controllo sulla spesa pubblica. Un “controllore addomesticato”. Il referendum del marzo 2026 aveva respinto la separazione delle carriere con il 53,24% dei no. A Sestri Ponente, il paziente è ancora paraplegico. La legge ha già deciso chi paga.