Retribuzioni ferme al palo, l’Istat gela il governo: perso il 7,8% dal 2021

L'Istat lancia l'allarme sulle retribuzioni: i salari reali in calo di quasi l'8% rispetto al 2021. Altro che recupero del potere d'acquisto.

Retribuzioni ferme al palo, l’Istat gela il governo: perso il 7,8% dal 2021

Il recupero del potere d’acquisto degli italiani resta un’utopia. Le retribuzioni reali sono crollate dal 2021 e la ripresa registrata nell’ultimo anno, quasi esclusivamente grazie a un’inflazione bassa, è tutt’altro che sufficiente per permettere alle famiglie italiane di tornare a respirare.

I dati comunicati dall’Istat sui salari raccontano quanto sia urgente affrontare il problema degli stipendi in Italia. E non può essere sufficiente qualche intervento spot, come quello che sta preparando il governo con il decreto Primo maggio, né rivendicare risultati come l’aumento dei salari reali dell’ultimo anno, come fa l’esecutivo.

I dati Istat: retribuzioni reali crollate rispetto al 2021

Partiamo dai dati dello scorso anno: nel 2025 le retribuzioni contrattuali sono cresciute del 3,1% e quelle di fatto del 2,6%. Un aumento maggiore dell’inflazione, con l’indice Ipca che è salito dell’1,7%. Quindi un recupero del potere d’acquisto c’è stato e segue quello del 2024, ma il divario resta ampio. Lo scorso anno le retribuzioni sono cresciute del 3,2% nel settore privato e del 2,7% nella Pa.

Come detto, però, non basta. Il divario è enorme: l’Istat, in audizione sul Dfp, spiega che tra il primo trimestre del 2021 e il quarto trimestre del 2025, le retribuzioni contrattuali sono scese del 7,8% in termini reali. Una riduzione più contenuta nel comparto industriale (-5,4%) e nell’agricoltura (-6,8%), ma più ampia nei servizi privati (-9,4%) e nella Pa (-9%). Insomma, il divario resta “significativo”, come sottolinea l’istituto di statistica contraddicendo quindi la narrazione della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, e della ministra del Lavoro, Marina Calderone, che da tempo rivendicano il recupero del potere d’acquisto che, di fatto, non c’è stato.

E l’inflazione torna a crescere: flop del governo sui salari

Quest’anno, tra l’altro, l’inflazione dovrebbe tornare a crescere su ritmi più sostenuti a causa della guerra in Iran. E, invece, i contratti che dovrebbero essere rinnovati nei prossimi mesi non sono poi così tanti. Con il rischio che i salari reali continuino a restare fermi o quasi. Insomma, come sottolinea il deputato M5s in commissione Lavoro, Davide Aiello, “l’Istat riporta Giorgia Meloni con i piedi per terra”.

“Nel giorno in cui si appresta a varare l’ennesimo decreto-propaganda sul lavoro, il Governo prenda atto di ciò e agisca di conseguenza, oppure tolga il disturbo”, sottolinea Aiello. Per il deputato M5s “serve innanzitutto introdurre il salario minimo, che, come ha recentemente spiegato il neo-capoeconomista dell’Ocse Stefano Scarpetta, nei Paesi in cui già esiste ha protetto i lavoratori a basso salario dall’ondata di carovita. Dopo anni di propaganda il re è nudo. A farne le spese, e a carissimo prezzo, sono gli italiani”.