“Prendo atto”. Così ieri il conduttore di Report, Sigfrido Ranucci ha commentato la notizia della lettera di richiamo ricevuta mercoledì notte dalla Rai, dopo la sua partecipazione a “È sempre Cartabianca” (su Rete4) di lunedì scorso, durante la quale aveva parlato della possibile presenza del ministro della Giustizia, Carlo Nordio, nel ranch di Giuseppe Cipriani, compagno di Nicole Minetti, in Uruguay.
“Non ho timori”, la risposta di Ranucci
“Non ho timori di affrontare in giudizio il ministro della Giustizia, che è anche colui che è custode dell’Albo dei giornalisti”, ha aggiunto Ranucci sui social, “Sul resto, ci sono cose che hanno un prezzo altre che hanno un valore. E per me la libertà di informazione è un valore inalienabile dell’umanità”.
Nordio era subito intervenuto, chiamando in trasmissione. “Non esiste al mondo”, aveva detto, “Ma figurarsi se sono andato nel ranch di Cipriani in Uruguay. I miei spostamenti sono tutti documentati, era una missione ufficiale di tre giorni in Argentina ed in Uruguay uno o due anni fa”. Quindi aveva aggiunto: “Penso anche alle vie legali perché c’è un limite a tutto, anche a questo degrado morale e mediatico”.
Montaruli ha chiesto sanzioni per il conduttore di Report
“La lettera di richiamo è un atto dovuto”, ha commentato ieri la vicepresidente della Commissione Vigilanza Rai, Augusta Montaruli, secondo la quale Ranucci dovrebbe ringraziare la Rai di non averlo licenziato in tronco. Mercoledì era stata la stessa Montaruli a chiedere ufficialmente ai vertici di Viale Mazzini di prendere provvedimenti contro il giornalista, perché avrebbe causato un danno reputazionale alla Rai col suo intervento da Bianca Berlinguer. Desiderio esaudito immediatamente dal direttore dell’Intrattenimento Rai, il meloniano Paolo Corsini, il quale alle 23.00 dello stesso giorno, ha inviato la missiva al conduttore.
Niente manleva dalla Rai
L’azienda, contestando a Ranucci di aver diffuso una notizia non verificata – come per altro ammesso dallo stesso giornalista (“Una fonte ha detto a Report che il ministro si era recato in visita…”) – sarebbe intenzionata a non fornire alcuna tutela legale, proprio perché ritiene che non siano stati rispettati i principi di correttezza che devono seguire i dipendenti del servizio pubblico.
Sarebbe un comportamento differente rispetto alla manleva che viene normalmente garantita per i servizi che vanno in onda su Report. Inoltre, viale Mazzini contesta al giornalista anche di averlo autorizzato esclusivamente a presentare il suo libro e non a partecipare a discussioni di attualità in una trasmissione concorrente.
Floridia: “Chiederò conto del provvedimento alla Rai”
Immediate le polemiche politiche. Per la presidente della commissione di vigilanza Rai Barbara Floridia, “la lettera di richiamo è un atto molto grave. Chiederò all’azienda i dettagli di un provvedimento di cui a nessuno può sfuggire la valenza ‘politica’”. “Registro un eccesso di zelo e un’attenzione al limite dello spasmodico verso Ranucci e verso Report”, ha continuato, “un clima tossico incompatibile con il servizio pubblico. È particolarmente preoccupante il passaggio in cui l’azienda affermerebbe che qualora Nordio dovesse querelare Ranucci, la Rai non offrirebbe copertura legale. Un messaggio che suona come una intimidazione che non può essere in alcun modo accettata”.
“Il giornalismo d’inchiesta va ringraziato, non richiamato”, affermano invece in una nota tre consiglieri di amministrazione Rai, Alessandro di Majo, Davide Di Pietro e Roberto Natale. “I rilievi mossi a Ranucci paiono fatti apposta per attestare che la Rai – come scrive RSF – ‘sta subendo crescenti interferenze dirette’ da parte del Governo”, aggiungono i tre membri del Cda, “Registriamo con preoccupazione la prontezza con la quale si muovono appunti, contrapposta al silenzio aziendale sui successi che – anche in questa stagione – sta conseguendo il giornalismo di inchiesta del servizio pubblico, quasi che si provasse imbarazzo nel rivendicarli”.
Altrettanto pesante la nota rilasciata dai rappresentanti 5S in Vigilanza: “Nel giorno in cui si certifica il tracollo dell’Italia guidata da Giorgia Meloni sul fronte della libertà di stampa, con la caduta libera nella classifica di Reporter Senza Frontiere, TeleMeloni mette il sigillo definitivo sull’asservimento della Rai al governo”.
Per i grillini, “su Ranucci è stata superata la linea rossa. Qual è la sua colpa?”, si chiedono, “Senza quell’intervento dalla Berlinguer nessuno avrebbe saputo che Nordio era stato in Uruguay. Nessuno”.
E concludono: “Non c’è stato alcuno scoop venduto come verità assoluta. Ranucci ha detto chiaramente che si trattava di una notizia proveniente da una fonte attendibile e che era in corso di verifica. Non ha accusato nessuno”.
Bonelli: “E’ accanimento”
Per l’Avs Angelo Bonelli “il richiamo è l’ennesimo accanimento contro un’informazione libera, indipendente e autonoma nel servizio pubblico”.
“Non si può approvare la giornata contro i crimini verso i giornalisti e poi censurare cronisti d’inchiesta come Ranucci di Report. E tenere bloccate le proposte del Pd le querele temerarie e sul Media Freedon Act. Si chiama ipocrisia”, scrive invece su X il senatore dem Walter Verini.