Il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara ha rilasciato un’intervista a Libero nella quale afferma che i gruppi Antifa sono «intolleranti come lo furono i comunisti». L’occasione: ottant’anni dall’Assemblea Costituente. La tesi la firma un ministro nel giorno in cui si celebra la Costituzione. È cattiva storia e cattiva fede.
Il Partito Comunista Italiano (Pci) che Valditara cita non fu il partito che «sostituì le piazze alle urne». Organizzò il 60% delle formazioni partigiane nella Resistenza. Con la svolta di Salerno nel 1944 scelse di collaborare con tutte le forze democratiche. Con Umberto Terracini appose la firma alla Costituzione nel 1947. Palmiro Togliatti, ministro della Giustizia, varò un’amnistia che liberò numerosi ex fascisti. Il Pci rimase all’opposizione per quasi cinquant’anni. Novecento.org lo definisce «strenuo difensore dei valori della Costituzione». Confondere il comunismo sovietico con il Pci italiano non regge sul piano storico: regge su quello polemico, per delegittimare l’antifascismo senza nominarlo.
Valditara cita Giacomo Matteotti, Carlo Rosselli, Piero Gobetti: Matteotti fu ucciso dai fascisti nel 1924, Rosselli in Francia nel 1937, Gobetti morì in esilio. Non uno fu colpito dagli Antifa. Usarli per equiparare i manifestanti ai fascisti che li assassinarono sfiora il falso storico. Il ministro denuncia «la sostituzione delle piazze alle urne» e «la demonizzazione dell’avversario»: applicate con la stessa misura, quelle parole descrivono bene il governo attuale.
Chi ha un problema con le regole
A marzo 2026 il referendum sulla separazione delle carriere è stato bocciato con il 53,74% dei No. La legge Calderoli sull’autonomia differenziata, a novembre 2024, è stata colpita in sette punti dalla Corte Costituzionale per violazione dei principi di unità della Repubblica e garanzia dei diritti fondamentali. Il «modello Albania» ha accumulato sconfitte sistematiche: il Tribunale di Roma, nell’ottobre 2024, non convalidò il trattenimento dei dodici migranti nei centri albanesi; il 1° agosto 2025 la Corte di Giustizia Ue, nelle cause C-758/24 e C-759/24, ha stabilito che la designazione dei Paesi sicuri deve poter essere contestata dai giudici. Gjader è rimasto praticamente vuoto. Meloni, dopo la sentenza, scrisse che la giurisdizione «rivendica spazi che non le competono». Le regole valgono finché danno ragione al governo.
Chi silenzia il dissenso
Nel luglio 2023, quattro puntate di «Insider» di Roberto Saviano, già registrate per Rai3, furono cancellate cinque giorni dopo che lo scrittore aveva definito Salvini «ministro della mala vita». Lega e Fratelli d’Italia presentarono formale richiesta in Commissione di Vigilanza. Le Federazioni internazionale ed europea dei giornalisti (IFJ e EFJ) definirono la cancellazione una lesione della libertà di espressione; il programma tornò in onda un anno dopo, sotto la pressione delle associazioni antimafia.
Il 25 aprile 2024 Antonio Scurati doveva leggere un monologo sul fascismo su Rai3: il contratto fu annullato all’ultimo minuto; Serena Bortone, che lesse il testo da sola, fu sospesa per sei giorni. I sindacati internazionali scrissero alla Commissione europea che il governo aveva «censurato programmi critici» ed «estromesso conduttori televisivi». Nello stesso anno l’Italia è scesa al 46° posto nell’indice di Reporters Sans Frontières. La querela di Meloni contro Domani è rimasta aperta fino al luglio 2024, quasi due anni dopo.
La Costituzione che Valditara evoca nacque dalla Resistenza. La scrissero comunisti, cattolici, liberali, azionisti. La firmò Terracini, dirigente del Pci. Il ministro la invoca mentre il governo accumula sconfitte. Il dissenso di piazza non è un pericolo per la democrazia: è il suo combustibile. Chi gestisce il potere e non sopporta il rumore non ha un problema con gli intolleranti. Ha un problema con chi non gli obbedisce.