Il calendario non mente mai. Il 24 e 25 maggio si vota in quasi 900 comuni italiani, con venti capoluoghi tra cui Venezia, unico capoluogo di regione. Chi vince a Venezia porta a casa qualcosa di più di una giunta comunale: porta la prova che il campo largo funziona anche quando la scheda è reale.
È questa la scommessa di Elly Schlein: trasformare ogni elezione locale in un tassello della costruzione nazionale, indicare come modello le città già governate insieme. La coalizione come curriculum.
Comunali, da Venezia a Reggio Calabria
Secondo un sondaggio BiDiMedia del 30 aprile, il senatore Pd Andrea Martella è avanti con il 47,3% contro il 41,6% dell’assessore uscente Simone Venturini. La coalizione raccoglie Pd, M5S e Alleanza Verdi e Sinistra: la stessa geometria che a livello nazionale resta ancora un cantiere.
Reggio Calabria è la posta speculare. Francesco Cannizzaro (FI) guida una coalizione di dodici liste contro Domenico Battaglia (Pd), vincitore delle primarie di centrosinistra di marzo. Azione sostiene il centrodestra: il partito di Carlo Calenda è dentro in Calabria e fuori a livello nazionale, condensando in una sola città molto di quello che succede nell’opposizione.
Intanto il prossimo 16 maggio, all’Antonianum di Roma, Graziano Delrio e Paolo Ciani (Demos) hanno organizzato un incontro con Romano Prodi sotto il cappello di Comunità democratica. Il 12 giugno si terrà l’assemblea di Progetto civico Italia, la rete di Alessandro Onorato: «Una classe dirigente che può mettere in campo una nuova forza politica». Alle primarie, ha aggiunto, «qualcuno di noi deve partecipare».
Il centro del centrosinistra è in movimento e non passa per il Nazareno
Ma bisogna tornare a fine novembre 2025, un incontro a casa di Romano Prodi, ridimensionato poi a caffè. Gli ospiti: Delrio, il sindaco di Milano Beppe Sala, Ernesto Maria Ruffini di Più Uno. Sul tavolo la costruzione di una lista moderata, alleata ma autonoma rispetto al Pd. Una Margherita 4.0. Il problema è che i nomi si moltiplicano ma la figura aggregatrice non arriva. Il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi si è tirato fuori dalle primarie. La sindaca di Genova Silvia Salis pure. Tutti nello stesso spazio, incapaci di parlare con una voce sola.
Il 5 maggio Marianna Madia ha lasciato il Pd, approdata nel gruppo di Italia Viva come indipendente. Il messaggio ai riformisti dem: «Provo da un’altra prospettiva a costruire un pezzo di centrosinistra». Prima di lei, Elisabetta Gualmini era approdata con Calenda a febbraio. Il copione è lo stesso: si va via nel nome dell’allargamento, ci si allontana dichiarando di voler restare vicini.
Verso le amministrative: i sondaggi
I sondaggi fotografano il paradosso. Il campo largo vale intorno al 45-46%, in parità col centrodestra. Il Pd è al 21-23%, il M5S all’11-13%, Avs al 6-7%, Italia Viva al 2-3%. Paralizzato dalla questione della leadership. Schlein o Conte alle primarie? Noto per Porta a Porta dà Schlein avanti a 48% contro 46% di Conte. Only Numbers di Ghisleri ribalta: Conte al 36,9%, Schlein al 32,5%. Nessuno dei due può contare su un mandato chiaro.
Calenda ha detto che prenderebbe in considerazione un accordo col campo largo solo con una figura riformista alla guida. Il nome che fa è Silvia Salis. Salis ha risposto che resta sindaca. Il centrosinistra le ha assegnato un ruolo che lei non ha accettato: federatore immaginario di un’area che non riesce a federarsi da sola.
Le elezioni del 24 maggio funzionano come una lente d’ingrandimento su una contraddizione che il campo progressista porta con sé da tre anni. A Venezia il campo largo è unito. Le alleanze nazionali restano una catena di eventi senza un punto di fuga. Un’eventuale vittoria a Venezia dirà che il campo largo può vincere. Il giorno dopo, tornerà sul tavolo la domanda su chi lo guida e dove si posiziona sull’Ucraina, sulle spese militari, sull’Europa. Tutte domande a cui il caffè da Prodi non ha ancora dato risposta.