Ricucire lo strappo tra Washington e il Vaticano, causato dalle pesanti accuse di Donald Trump nei confronti di Papa Leone XIV. Sarebbe questa la missione portata avanti dal segretario di Stato americano Marco Rubio che, nel tentativo di risolvere un’insolita crisi diplomatica capace di alienare parte dell’elettorato cristiano, e che potrebbe compromettere le elezioni di midterm e forse anche un’eventuale candidatura dello stesso Rubio alle prossime presidenziali, ha avuto un faccia a faccia con il Santo Padre.
Il faccia a faccia tra Rubio e Papa Leone XIV
Un’udienza durata oltre un’ora, alla quale ha fatto seguito un successivo vertice tra Rubio e il cardinale segretario di Stato Pietro Parolin. Eppure, prima di recarsi in Vaticano, Rubio aveva smentito con forza le indiscrezioni di stampa secondo cui il suo viaggio sarebbe servito a riallacciare i rapporti con la Santa Sede, limitandosi a dichiarare che “c’è molto di cui parlare con il Vaticano”. Quel che è certo, come dichiarato da una fonte statunitense all’AFP al termine del vertice, è che l’incontro tra il Papa e Rubio è stato “amichevole e costruttivo”. Un confronto che, secondo una nota del Dipartimento di Stato Usa, è servito soprattutto a sottolineare “la solidità delle relazioni tra gli Stati Uniti e la Santa Sede”, oltre a ribadire “l’impegno comune a favore della pace e della dignità umana”.
Ma non è tutto. Nel corso del colloquio, prosegue la nota, è stata affrontata anche “la situazione in Medio Oriente e altri temi di reciproco interesse nell’emisfero occidentale”. Al di là delle formule diplomatiche, però, il principale nodo del confronto sarebbe stata la speranza, espressa dal Pontefice, di raggiungere un accordo di pace tra Stati Uniti e Iran. Sul punto, Rubio avrebbe illustrato lo stato dei difficili negoziati, ribadendo, seppur con toni molto diversi da quelli utilizzati da Trump, che gli Stati Uniti non possono sottovalutare i rischi legati al programma nucleare iraniano. Un tema sul quale Leone XIV avrebbe ribadito con fermezza la storica contrarietà della Chiesa alle armi atomiche.
La missione del Segretario di Stato in Italia
La missione diplomatica del segretario di Stato americano proseguirà domani con un incontro già programmato con la presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Anche questo appuntamento potrebbe rappresentare un tentativo di ricucire lo strappo provocato da Trump che, dopo aver a lungo rivendicato la propria amicizia con la premier italiana, avrebbe lamentato la scarsa collaborazione di Roma nel conflitto con l’Iran.
Una posizione che, secondo il tycoon, potrebbe avere serie ripercussioni nei rapporti bilaterali. Uno scenario che Rubio e Meloni vorrebbero evitare: la presidente del Consiglio non avrebbe alcuna intenzione di incrinare i rapporti con il presidente americano, mentre quest’ultimo difficilmente potrebbe permettersi di perdere uno dei suoi alleati più importanti all’interno dell’Unione Europea.
L’attesa per la visita a Palazzo Chigi
Sempre domani il segretario di Stato americano ha in agenda anche incontri con il ministro degli Esteri Antonio Tajani e con quello della Difesa Guido Crosetto. Proprio il titolare della Farnesina, alla vigilia del faccia a faccia, ha affermato che durante l’incontro si discuterà della guerra in Iran. In particolare, il ministro degli Esteri ha fatto sapere di voler rappresentare a Rubio la posizione dei Paesi Ue e di quelli dell’area mediorientale, sottolineando come “una soluzione diplomatica sia l’unica strada verso una pace duratura”.
Tajani ha poi spiegato che ribadirà al segretario di Stato Usa che l’Italia è “pronta a fare la propria parte a Hormuz, in un’operazione multilaterale difensiva, quando le condizioni lo consentiranno”, osservando come “la sicurezza marittima e la libertà di navigazione siano priorità assolute”. Dal canto suo, secondo le ultime indiscrezioni, il Dipartimento di Stato americano ha già fatto sapere che “gli incontri con le controparti italiane saranno focalizzati su interessi condivisi di sicurezza e sull’allineamento strategico”, con l’obiettivo di “rafforzare le relazioni”, che da qualche tempo si sono notevolmente raffreddate.
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