La stabilità e l’austerità non bastano. Non è sufficiente la prudenza sul fronte dei conti per far ripartire l’Italia e nemmeno per evitare rischi legati al debito pubblico. E quest’anno quello italiano rischia seriamente di diventare il più alto in Ue, peggiore persino di quello greco. L’allarme viene lanciato dal presidente di Legacoop, Simone Gamberini, presentando l’ultimo studio realizzato da Prometeia proprio per Legacoop e con riferimento al Dfp.
La prudenza nei conti pubblici, avverte Gamberini, “resta importante ma da sola non è più sufficiente perché l’immobilismo non paga”. Non basta, quindi, che il governo si vanti della sua stabilità e del suo impegno in direzione dell’austerità, già mostrato con l’ultima Manovra. Occorre, come emerge dal report, “accelerare sugli investimenti industriali ed energetici, sostenere il potere d’acquisto delle famiglie e costruire nuove politiche di sviluppo capaci di accompagnare la transizione economica e sociale”. Elementi che oggi sembrano carenti e così nel 2026, secondo l’indagine, è probabile che il debito pubblico italiano diventi il più elevato d’Europa, superando la Grecia. Oggi l’aumento del rapporto debito/Pil è stimato al 4,7% con una riduzione praticamente dimezzata tra il 2026 e il 2028, passando così dall’1,4% allo 0,7% in meno.
Fallito l’obiettivo privatizzazioni e il rapporto debito/Pil sale
C’è un altro elemento che viene sottolineato dallo studio, su un punto che sembra quasi dimenticato. Il governo e il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, avevano predisposto un importante piano di privatizzazioni, necessario proprio per ridurre il rapporto tra debito e Pil. Ma gli introiti promessi (si era parlato di 20 miliardi) finora non si sono visti e così il rapporto debito/Pil continuerebbe a crescere anche il prossimo anno. Una condizione aggravata dal fatto che la crescita resta asfittica. Quel che serve, secondo Gamberini, è una “strategia economica di lungo respiro, capace di sostenere e coniugare crescita, lavoro e investimenti produttivi, perché famiglie e imprese non possono pagare il prezzo dell’incertezza internazionale”.
Una strategia che al momento il governo non sembra avere, tra emergenze da inseguire e una pianificazione economica nulla. Il rischio, segnalato da Prometeia, è che la crescita venga compromessa dal protrarsi delle tensioni geopolitiche e il debito pubblico aumenti ancora, con ripercussioni anche sul costo del debito attraverso l’aumento dello spread. In conclusione, l’ipotesi più probabile è che l’Italia vada verso uno scenario fragile e caratterizzato da crescita debole, inflazione persistente e debito pubblico alle stelle.