Alla Regione Lazio il governatore Francesco Rocca ha un problema che non passa: la Lega. Il 13 maggio 2026 Lettera43 lo ha messo nero su bianco con un titolo che fa rumore, «Rocca ha sempre la grana della Lega: entra Calenda?». Gli assessori leghisti Pasquale Ciacciarelli e Simona Baldassarre rifiutano di farsi rimpiazzare, Matteo Salvini prova a forzare, Rocca tiene. Lo stesso giorno i due firmano un comunicato chirurgico in cui ringraziano Rocca per «il rispetto istituzionale» e ricordano che «le valutazioni rimangono in capo al partito»: stallo. È qui che entra in scena Carlo Calenda, e non per la prima volta.
Lo sfondo è il caos del 12 maggio: in Consiglio regionale la maggioranza ha bocciato la delibera del presidente d’aula Antonello Aurigemma (FdI), che chiedeva alla consigliera Emanuela Zappone di scegliere fra carica regionale e presidenza del Parco del Circeo: 26 contrari, 10 favorevoli, 2 astenuti, ricostruisce Il Fatto Quotidiano. Zappone era subentrata a Enrico Tiero, sospeso dopo l’arresto per corruzione e poi scarcerato dal Riesame. La giunta è ferma da tre anni, dicono le opposizioni, che il 28 aprile hanno annunciato un asse Pd-M5s-Avs-Azione-Iv-Sce contro Rocca, penultimo nel gradimento Swg al 29%.
Da Genova a Venezia in… Azione, la mappa dei precedenti
Calenda nei centrodestra locali ci è già entrato. Nel 2022 a Genova diede indicazione di voto al sindaco Marco Bucci, candidati di Azione finirono nella civica «Genova Domani» e Bucci vinse col 55%. In Basilicata, aprile 2024, Azione si alleò col governatore Vito Bardi, rieletto col 56,63%: a Marcello Pittella (Azione) andò un assessorato all’Agricoltura, poi la presidenza del Consiglio regionale, accanto al leghista Pasquale Pepe vicepresidente. Un assessore Azione, un assessore Lega. A Venezia, il 26 marzo 2026, il direttivo metropolitano di Azione ha votato al 95% il sostegno a Simone Venturini, candidato del centrodestra con FdI, Lega, FI. Il 25 gennaio Calenda era salito sul palco di Forza Italia al Teatro Manzoni di Milano, applaudito da Antonio Tajani, da Letizia Moratti e da Paolo Berlusconi che si è augurato il suo ingresso. In nessuno di questi casi Azione ha sostituito la Lega: l’ha affiancata.
La domanda è cosa chiede in cambio
La risposta gliel’ha data lui il 22 dicembre 2025 al Foglio, rispondendo al governatore della Calabria, vicesegretario di Forza Italia Roberto Occhiuto, che aveva ipotizzato un’alleanza europeista col suo partito. «Se la proposta di Occhiuto è di scaricare Salvini e riportare la linea del centrodestra verso l’europeismo, allora sì, parliamone», ha detto Calenda. «La premessa di qualsiasi discussione è che Salvini vada a fare un altro mestiere». Il prezzo è dichiarato: la testa del leader della Lega. L’11 maggio 2026 a La7 è arrivato a dire che «se Salvini visita un prosciuttificio, non si accorge della differenza col padiglione russo» alla Biennale. Linea pubblica dura che nei territori si traduce nell’opposto: coabitazione con la stessa Lega che a parole rifiuta.
I numeri tengono i due piani. Demos per Repubblica, metà maggio: Lega al 6,6%, Futuro Nazionale di Roberto Vannacci al 4%, Azione al 3,5%. La supermedia YouTrend di aprile calcolava che con Azione dentro il centrodestra Meloni arriverebbe al 47,7%. Salvini perde a destra contro Vannacci, Tajani ha già detto all’Ansa che il modello Basilicata è replicabile «a Milano, Roma e Torino». Nel Lazio Rocca ha 31 consiglieri su 51 e Forza Italia è passata da 3 a 7 seggi assorbendo dissidenti leghisti, sotto la regia del coordinatore regionale Claudio Fazzone. Alessio D’Amato, consigliere di Azione e segretario romano del partito, dialoga col campo largo di Roberto Gualtieri per Roma 2027 mentre alla Pisana cresce lo spazio opposto.
Sostanzialmente la sostituzione della Lega in giunta non si è mai vista, ma non serve: basta lo svuotamento verso Vannacci e l’innesto di Azione accanto. Il 2028 nel Lazio è dietro l’angolo. E il sussurro di Lettera43 è già un avviso.