Caso Equalize, nuove rivelazioni dell’hacker Calamucci ai pm: “Due Israeliani ci offrirono dati del governo iraniano sulle importazioni di petrolio embargato”

Nei verbali svelati alcuni degli incarichi svolti e racconta delle indagini sull'eredità di Tognazzi e sull'ex di Santanché, Mazzaro

Caso Equalize, nuove rivelazioni dell’hacker Calamucci ai pm: “Due Israeliani ci offrirono dati del governo iraniano sulle importazioni di petrolio embargato”

Dai file degli 007 israeliani ai vertici di Eni, dai manager della Barilla agli interessati all’eredità di Ricky Tognazzi (sui beni del padre Ugo), fino alle vicende dell’ex compagno (e coimputato a Milano) di Daniela Santanchè. C’è di tutto nei nuovi verbali che sta riempiendo Nunzio Samuele Calamucci, l’hacker che ha deciso di collaborare con i magistrati della procura di Milano, Francesco De Tommasi ed Eugenio Fusco, che stanno tentando di fare luce sui traffici della società Equalize, di proprietà dell’ex presidente di Fondazione Fiera, Enrico Pazzali. Una maxi-inchiesta, la cui seconda tranche è stata chiusa nelle scorse settimane a carico di 81 persone: tra loro ancora il presunto “capo” Pazzali.

La chat con gli israeliani vicini al Mossad

Da mesi l’esperto informatico sta aprendo ai pm i cassetti più opachi della galassia Equalize, uno di questi contiene la storia dei rapporti della società con soggetti vicini all’intelligence di Tel Aviv. “Persone israeliane commissionavano lavori a De Marzio, che a sua volta li girava a me (…) in una occasione ci hanno detto di essere entrati in possesso di un archivio del governo iraniano con le transazioni della vendita di greggio sotto embargo ed operazioni con banche italiane. Da questo momento è nata una trattativa” ha messo a verbale Calamucci.

L’hacker ha precisato agli inquirenti i rapporti con ” i due israeliani” che frequentavano la sede dell’agenzia di via Pattari. I due offrirono, attraverso Vincenzo De Marzio, ex carabiniere e tra gli indagati, “dati trafugati in Iran”.

“Con loro abbiamo fatto molti incontri e avevamo un chat di signal con io, De Marzio e loro due”, ha chiarito. Al momento dell’offerta sarebbero stati presenti anche Carmine Gallo, l’ex superpoliziotto morto nel marzo 2025 dopo l’arresto, “e Pazzali”. Calamucci ha poi aggiunto che l’allora direttore dell’ufficio legale di Eni, Stefano Speroni (tra gli indagati) “ci diede dei dati per verificare se gli iraniani fossero attendibili o meno”.

Nel nuovo verbale di Calamucci, tra le tante precisazioni, pure il dettaglio che il gruppo di Equalize avrebbe fatto “accertamenti anche tramite un poliziotto che lavorava in Procura a Milano”.

Quest’ultimo avrebbe fatto uno Sdi, ossia un controllo nella banca dati dei precedenti accessibile solo al personale autorizzato delle forze del’ordine, per 2mila euro anche su Gianluigi Torzi, broker noto anche per la vicenda della gestione dei fondi della segreteria di Stato del Vaticano e della compravendita di una palazzo di Sloane Avenue a Londra.

“Spiate Ricky Tognazzi”

Ma gli spioni si occupavano anche di cose più terra, terra, come nel caso dell’attore e regista Ricky Tognazzi, spiato per volontà di una cliente che voleva trovare soldi, proprietà, movimenti patrimoniali legati all’eredità di Ugo Tognazzi. Per ottenere le informazioni, ha dichiarato Calamuci, sarebbero stati effettuati accessi abusivi alle banche dati.

I creditori ordinarono di indagare anche su Canio Mazzaro

Un altro casetto riguarda Canio Mazzaro, imprenditore ed ex compagno di Santanchè. Anche lui, secondo le dichiarazioni, sarebbe stato “attenzionato” dal gruppo nell’ambito dell’inchiesta sui crediti fiscali e sul cosiddetto “mercato dei finti crediti”. Il gruppo avrebbe dovuto “trovare tutti i soldi” che l’imprenditore “aveva in Italia e all’estero”, su incarico di un manager di un fondo di private equity (di cui Calamucci fa il nome) che aveva “prestato dei soldi a Mazzaro”.

Gli accertamenti, ha spiegato ai pm l’indagato, “per l’Italia li ho chiesti a Cavicchi e a Cornelli”, due degli indagati nella maxi inchiesta. E ancora: “Per il report che abbiamo consegnato (…) io e Gallo, abbiamo fatturato circa 5mila-7mila euro”. E ha parlato anche di un “accertamento” su Mazzaro in Svizzera.

Tra gli altri dettagli rivelati nel nuovo verbale, Calamucci ha riferito di essere a conoscenza “del fatto che esiste un mercato degli Sdi datati, stoccati su un server in Slovenia”, e che una società di Roma “con l’importo di 500mila euro ci avrebbe dato questo server in suo possesso”.

I guai di Barilla con la salsa Petti e gli acquisti di Sdi del Cerved

Nel lungo interrogatorio Calamucci ha parlato della vicenda Barilla (“so che in quel periodo c’era la problematica tra Barilla e la salsa Petti”, ha spiegato, aggiungendo che fecero “qualche accertamento” per verificare “se il pomodoro Petti venisse prodotto in Italia”), ha fa i nomi di numerosi avvocati e ha riferito di “un dialogo anche con Cerved, i quali acquisivano anche loro dati Sdi”. “Tutto il gruppo Cerved – ha detto ancora – aveva il monopolio dei dati finanziari in Italia fornendo le informazioni alle banche”.

A breve l’hacker chiarirà i rapporti di Equalize con la Squadra Fiore di Del Deo

Infine Calamucci avrebbe chiesto “di essere sentito in merito ai fatti della cosiddetta ‘squadra Fiore’”, quella al centro dell’inchiesta romana che vede tra gli indagati l’ex numero due del Dipartimento delle informazioni per la sicurezza, Giuseppe Del Deo. Un altro caso inquietante di dossieraggi e incursioni illecite in banche dati in teoria inviolabili.