Questa volta a chiudere le porte in faccia a Giorgia Meloni sulla richiesta di allargare all’energia la deroga al Patto di stabilità sulla difesa non è la numero uno dell’esecutivo comunitario, Ursula von der Leyen, una cui prima risposta è attesa il 3 giugno, giorno della presentazione del pacchetto di primavera del semestre europeo. Non è la presidente della Bce, Christine Lagarde. Ma un Fratello d’Italia. Precisamente Raffaele Fitto, vicepresidente esecutivo della Commissione europea. Che la partita dell’Italia per ottenere nuova flessibilità in Europa fosse in salita era già facilmente intuibile dalle indiscrezioni trapelate dalla Commissione. Che ha lasciato intravedere solo due strade: quella della Coesione e quella del Pnrr. Escludendo la deroga al Patto di stabilità chiesta da Meloni e soci.
Schiaffo di Fitto a Meloni: “Per l’energia si usi la Coesione”
Sui Piani nazionali di ripresa e resilienza, l’indicazione di Bruxelles è già arrivata ai governi nei giorni scorsi: i Paesi membri hanno tempo fino al 31 maggio per presentare le ultimissime modifiche in corsa ammissibili da Palazzo Berlaymont. Sulla prima, l’indicazione sulla possibilità di modificare ulteriormente le destinazioni dei fondi comunitari, privilegiando quei settori colpiti dalla crisi energetica, arriva da Fitto in persona. Per affrontare le conseguenze del caro energia gli Stati membri possono utilizzare i fondi di Coesione e quelli del Just Transition Fund. E’ quanto viene indicato in una lettera inviata da Fitto ai ministri competenti dei 27.
La letterina di Fitto
“Sono fermamente convinto che il Fondo europeo di sviluppo regionale, il Fondo di coesione e il Fondo per una transizione giusta possano fornire un sostegno fondamentale per affrontare le sfide derivanti dai recenti sviluppi geopolitici”, scrive Fitto nella missiva. Il Fratello d’Italia ripete per filo e per segno il mantra di Ursula: l’Ue ha già risorse disponibili, utilizzate queste. “La crisi energetica colpisce i nostri cittadini e le nostre imprese. Ho scritto oggi ai Ministri responsabili della politica di coesione per chiedere di utilizzare con urgenza tutti gli strumenti disponibili: l’Unione europea ha le risorse per rispondere, e dobbiamo mobilitarle adesso. A breve invierò una lettera analoga anche alle Regioni”, riassume in un post sui social il vicepresidente esecutivo.
“La revisione intermedia della politica di coesione ha già dimostrato che questa politica sa rispondere alle priorità strategiche dell’Ue. Con la riprogrammazione di 34,6 miliardi di euro su competitività, difesa, edilizia, acqua ed energia, abbiamo dimostrato che è possibile agire con flessibilità e rapidità. Ora apriamo ad un esercizio analogo, concentrato sull’energia”, scrive Fitto.
Ignorato l’allarme di Meloni
Eppure, appena qualche giorno fa dal palco di Confindustria, era partito il nuovo attacco di Meloni all’Europa, su cui erano tornate in trincea le opposizioni. Con un messaggio riassumibile così: il capo del governo non può attaccare l’Ue dopo 4 anni in cui siede ai tavoli dei leader a Bruxelles e avendo come vicepresidente esecutivo un suo uomo, appunto Fitto. Che oggi offre una soluzione, peccato che non sia quella auspicata da Meloni. Lo scostamento di bilancio, ammette Fitto, è un tema “più complesso”, che “sarà oggetto di una verifica”.
Il placet
Un eventuale intervento di Bruxelles per allargare i margini di flessibilità deve comunque ottenere un placet politico degli Stati membri che al momento appare lontano per il muro dei frugali, Germania in primis. La Bce al pari della Commissione da mesi non fa mistero di non volere misure contro la crisi energetica che non siano “su misura, temporanee, mirate”. Qualsiasi altro sostegno finirebbe – ragionano a Bruxelles e a Francoforte – per sostenere la domanda di energia quando l’offerta è strozzata, col risultato di far salire il prezzo: cioè l’inflazione. L’uscita di Fitto scatena l’ira delle Regioni.
“La crisi energetica è reale. La soluzione proposta non lo è. Indicare i fondi di coesione come bancomat di emergenza, ancora una volta, trasforma la politica di investimento in un’aspirina politica: sollievo temporaneo, sotto-investimento cronico… La parte migliore? Questi fondi sono già stati impegnati”, replica la presidente del Comitato Ue delle Regioni, Kata Tutto. Intanto il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, annuncia che l’Italia chiederà meno dei 15 miliardi di prestiti per la difesa del fondo europeo Safe.