Inchiesta cabinovia Apollonio-Socrepes, interrogato l’ad di Simico Saldini sulla gara per l’opera olimpica mai conclusa, ma costata 35 milioni

L'ad della società pubblica era chiamato a chiarire i suoi rapporti con la Graffer. Per la procura di Belluni Saldini avrebbe favorito l'azienda nell'appalto senza gara

Inchiesta cabinovia Apollonio-Socrepes, interrogato l’ad di Simico Saldini sulla gara per l’opera olimpica mai conclusa, ma costata 35 milioni

Oltre tre ore di interrogatorio ieri per Fabio Massimo Saldini, l’Ad Simico, sentito in procura a Belluno in merito all’inchiesta sull’assegnazione dei lavori per costruire la cabinovia Apollonio-Socrepes, una tra le opere più contestate delle Olimpiadi Milano-Cortina 2026. Opera che non è stata portata a conclusione entro i termini dell’evento e che oggi risulta ancora non ultimata, ma già costata oltre 35 milioni di euro.

Saldini è tra gli indagati per turbata libertà di gara d’appalto, accusa che l’ad ha respinto. Per i suoi legali, Maurizio e Massimiliano Paniz “ha chiarito pienamente ciò che ci era stato contestato. Non c’era alcun rapporto privilegiato con la società Graffer, al contrario Saldini ha chiarito che sono insorti contrasti sempre maggiori”.

Per i pm Saldini avrebbe favorito la società Graffer

Secondo la procura, Saldini, avrebbe approfittato dei suoi poteri da commissario per affidare senza gara i lavori di realizzazione della cabinovia alla società Graffer, dell’ad Angelo Redaelli (indagato). La Procura sospetta collusioni e condotte fraudolente volte a favorire deliberatamente la Graffer nei confronti di aziende concorrenti.

“Fin dal primo giorno – ha precisato Paniz – la Graffer è stata palesemente inadempiente ad alcuni degli obblighi che aveva assunto e conseguentemente le sono stati contestati di volta in volta tutti i vari addebiti. Se ci sono stati dei momenti di ritardo, sono dipesi esclusivamente dalla Graffer e dall’incapacità di realizzare quello che si era impegnata per iscritto a fare, dando ampie rassicurazioni sulla tempestività di esecuzione delle opere”.

Il difensore di Graffer: “Già passati per vicende simili, poi concluse con un nulla di fatto”

“Non avevamo dubbi sul fatto che Saldini andasse a dire al Procuratore che i rapporti tra Simico e Graffer non fossero buoni”, ha commentato Benedetto Maria Bonomo, legale della Graffer. E rispetto all’inchiesta aggiunge: Graffer è già passata molte volte per vicende simili, poi concluse con un nulla di fatto.

“Sappiamo chi fa le denunce, quello degli appalti è un mondo che i soliti quattro soggetti vogliono presidiare, Scopriremo che ci sarà qualcuno di tagliato fuori o qualcun altro che ambiva a partecipare e che, alla fine, ha ritenuto meno costoso rivolgersi alla Procura della Repubblica – chiude Bonomo – anziché affrontare un ricorso al Tar”.