Dl Lavoro, il salario non è più “giusto”: incentivi pure ai contratti pirata

L'emendamento al dl Lavoro dei relatori legittima anche i sindacati meno rappresentativi, aprendo pure ai contratti pirata.

Dl Lavoro, il salario non è più “giusto”: incentivi pure ai contratti pirata

La lotta ai contratti pirata, annunciata dal governo attraverso il salario giusto, si infrange contro la realtà. Più esattamente contro l’emendamento dei relatori al decreto Lavoro che stabilisce come gli incentivi per le assunzioni possano andare anche ai contratti pirata e non solo a quelli più rappresentativi. L’emendamento definisce il Trattamento economico complessivo per il salario giusto, considerando sullo stesso piano le voci retributive e il welfare aziendale.

Il Trattamento, si legge nel testo, “si compone di tutte le voci retributive fisse e continuative, dirette, indirette e differite, comprese le mensilità aggiuntive e le indennità contrattuali fisse e continuative, nonché le prestazioni di welfare contrattuale riconosciute alla generalità dei dipendenti”. Mentre non fanno parte del Tec “le voci retributive discrezionali e variabili” per i singoli lavoratori. Tradotto: nella definizione di salario giusto si calcolano tutte le voci, non solo la retribuzione ma anche il welfare e altro ancora.

Dl Lavoro, l’emendamento dei relatori apre ai contratti pirata

Ma il punto più critico è un altro, perché si prevede che i contratti collettivi nazionali sottoscritti da organizzazioni sindacali meno rappresentative permettono ugualmente di accedere agli incentivi previsti per le assunzioni nel caso in cui assicurino un Trattamento economico complessivo “equivalente” a quello definito dal nuovo emendamento.

L’emendamento viene aspramente criticato dai sindacati, a partire dal segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, secondo cui la modifica “entra a gamba tesa sulle regole del sistema contrattuale, sottraendo alle parti sindacali e datoriali comparativamente più rappresentative il compito di definire il trattamento economico complessivo”. La conseguenza è che si “legittimano i contratti pirata poiché si mette sullo stesso piano, rendendoli equivalenti e non distinguibili, retribuzione e welfare contrattuale”.

A protestare è anche la Cisl, con la segretaria generale, Daniela Fumarola, che parlando con l’Ansa definisce l’emendamento “sbagliato nelle intenzioni e inefficace nella forma”, sostenendo che rischia “di trasformarsi in un pasticcio”, potendo persino “snaturare l’impianto complessivo del decreto”. Critiche anche dal Pd, con Arturo Scotto e Cecilia Guerra che sottolineano come l’emendamento “faccia rientrare dalla finestra i sindacati minori che erano usciti dalla porta”. Scotto chiede alla ministra del Lavoro, Marina Calderone, di riferire in commissione sul colpo di mano della maggioranza. Il capogruppo di Avs in commissione Lavoro alla Camera, Franco Mari, sottolinea come la maggioranza faccia “un piacere ai contratti pirata, dandogli piena legittimazione” e “bombardando i diritti essenziali di chi lavora”.