Intesa Sanpaolo entra nel risiko bancario: con l’offerta su Mps sfuma il terzo polo

L'offerta di Intesa Sanpaolo su Mps cambia gli equilibri del risiko bancario e può mettere la parola fine sul terzo polo caro ai leghisti.

Intesa Sanpaolo entra nel risiko bancario: con l’offerta su Mps sfuma il terzo polo

Alla fine, anche Intesa Sanpaolo è entrata nel risiko bancario italiano. Dopo mesi in cui si è tenuto in disparte, l’istituto guidato da Carlo Messina ha fatto la sua mossa, lanciando un’offerta pubblica di acquisto e scambio volontario totalitario da 30,6 miliardi sulle azioni di Monte dei Paschi di Siena. Una mossa che non ha spiazzato il governo, che era stato avvisato – c’è stata “un’interlocuzione su queste tematiche” anche se non direttamente con Giorgia Meloni, dice Messina – ma che spiazza chi, a destra, sperava nella nascita di un terzo polo bancario (leggasi Lega). Perché l’offerta di Intesa sembra poter mettere fine al piano di avvicinamento proposto domenica da Bpm alla banca senese, mettendo fine all’idea di un terzo polo bancario.

Intesa-Mps, l’offerta in numeri

Quel che può nascere è, invece, un super-player con utili consolidati superiori ai 16 miliardi nel 2029 e una remunerazione ai soci da 61 miliardi nel periodo 2025-2029 (invece dei 50 previsti oggi). L’offerta è in parte in titoli (1,6 azioni ordinarie dell’offerente) e in parte in denaro (1 euro) e incorpora un premio del 12,5% rispetto al prezzo ufficiale della chiusura del 5 giugno. Nascerebbe, inoltre, un gigante nel Wealth management con attività finanziarie della clientela pari a circa 1.700 miliardi e attesi in ulteriore crescita con l’operazione nei prossimi anni. L’aggregazione porterebbe Intesa Sanpaolo a diventare la prima banca in Italia per capitalizzazione di borsa, consolidando anche il primato nel numero di sportelli.

E in Ue scavalcherebbe Unicredit, raggiungendo i 126 miliardi, e attestandosi al secondo posto dietro al solo Banco Santander (a 156 miliardi). In Borsa volano i titoli di Mps (+12,96%) e Mediobanca (+11,98%), così come di Unipol (+4,5%) e Bper (+5,18%). E positivo è anche il dato di Generali, che ha chiuso in rialzo del 2,8%. Tornando all’offerta, sul fronte del personale, Intesa si attende sinergie di costo per circa 600 milioni, tra uscite “esclusivamente volontarie” di circa 6.800 persone e nuove “assunzioni aggiuntive” della stessa cifra ma di giovani, quindi con un’assunzione prevista ogni uscita volontaria. Ulteriori 900 milioni di sinergie deriverebbero da altre spese amministrative e ammortamenti.

Un’operazione senza rischi per Messina, secondo il quale anche l’intera Mediobanca e le attività non cedute da Mps “sono perfettamente compatibili con noi”. Il marchio Mediobanca, inoltre, verrà “mantenuto”, assicura. Inevitabile parlare poi della partecipazione in Generali: Messina assicura che non si punta al controllo del Leone, ma l’intenzione è di “mantenere il 13,5% di Generali” senza coinvolgimento nella gestione della società. Un’altra e complessa partita che si apre, comunque.

A valle del lancio dell’offerta, il consiglio di amministrazione di Unipol ha deliberato di approvare un accordo per l’acquisizione di 635 sportelli da Intesa. Operazione che serve anche a prevenire obiezioni dell’Antitrust con un asset da proporre poi a Bper per un’integrazione per realizzare una nuova entità che si chiamerà Banca Monte dei Paschi. Per l’operazione è previsto un aumento di capitale da 2,5 miliardi per un valore complessivo stimato in 3,5 miliardi. Questa doppia operazione è, per Messina, un’offerta concreta, ben di più del tentativo di Banco Bpm di anticipare questa mossa con quella che l’ad di Intesa definisce semplicemente “una lettera d’amore”.

Sfuma il terzo polo bancario, ma a Meloni va bene così

Nessuna presa di posizione, per adesso, dal governo. Antonio Tajani si dice “favorevole al libero mercato”, Matteo Salvini dice che partiti e governo non hanno posizioni, ma rilancia la tassa sugli extraprofitti delle banche, mentre Giancarlo Giorgetti commenta a Repubblica con un laconico “chi paga di più…”. Certo è che, così, il terzo polo sognato da Salvini è destinato a naufragare. Meglio sembra andare a Meloni, il cui obiettivo è che Mps resti in mani italiane: meglio, quindi, quelle di Intesa Sanpaolo rispetto a Bpm, il cui primo azionista è la francese Credit Agricole.