Italia “unica in regola” in Europa? Anche no. E lo dice perfino l’articolo citato da Fratelli d’Italia per sostenerlo

Fratelli d'Italia trasforma un dato vero in un primato gonfiato. E la grafica sul Patto di stabilità è già il manuale di propaganda

Italia “unica in regola” in Europa? Anche no. E lo dice perfino l’articolo citato da Fratelli d’Italia per sostenerlo

L’8 giugno Fratelli d’Italia ha pubblicato su Instagram una grafica che riprende il titolo de Il Sole 24 Ore: l’Italia sarebbe «l’unica nazione dell’Eurozona» a rispettare i limiti di spesa del nuovo Patto di stabilità, mentre Francia e Germania sforano. Nella descrizione il partito di Giorgia Meloni attacca la sinistra che «pronosticava il baratro» e celebra una nazione «finalmente capace di farsi guardare con rispetto in Europa». Bella storia. Peccato sia gonfiata.

A sgonfiarla ci ha pensato Pagella Politica, che l’11 giugno è andata a leggere i documenti della Commissione europea, proprio quelli che il post sventola come prova. L’Eurozona conta 21 Paesi e l’Italia, in regola, è in compagnia: conformi o previsti conformi nel 2026 risultano anche Germania, Estonia, Irlanda, Grecia e Lettonia, più Cipro e Portogallo con qualche criticità. Lo scrive perfino lo stesso articolo del Sole ripreso da FdI: superano il tetto di spesa 15 dei 21 Paesi. Gli altri sei stanno sotto, e l’Italia è una dei sette.

Il dato vero, intanto, esiste: la crescita della spesa netta italiana per il 2026 è stimata all’1,4 per cento, sotto il limite dell’1,6, con un margine di 2 miliardi di euro. Anche il dato cumulato sta sotto il tetto, 0,8 per cento contro 0,9. Solo che da lì all’«unica in regola» ce ne corre, e il fact-checking firmato da Leonardo Becchi lo dice piano: un dato favorevole c’è, il primato è invenzione.

Quello che la grafica dimentica

La Germania, dipinta come fuori dai parametri, è valutata conforme dalla Commissione grazie alla flessibilità concessa per la spesa in difesa, pur con una spesa netta al 5,6 per cento contro un limite del 4,5. La Francia è a rischio sul dato annuale ma conforme su quello cumulato. E gli stessi documenti che FdI brandisce aggiungono che i conti italiani restano fragili: debito altissimo, produttività ferma, un deficit eccessivo da correggere entro il 2026, dopo che nel 2025 i tetti erano stati superati. Il rispetto dei limiti, del resto, è il compito di un Paese sotto procedura, mica una medaglia. Festeggiare l’obbligo come trionfo magari è un po’ eccessivo.

Un metodo, mica un incidente

Sarebbe un episodio, se fosse isolato. È la terza volta in quattro giorni che la macchina della comunicazione meloniana prende un numero vero, lo stacca dal contesto e lo gonfia. Il 9 giugno Pagella Politica aveva smontato l’annuncio dei 14 miliardi per l’energia: la flessibilità concessa da Bruxelles il 3 giugno esclude proprio il taglio delle accise e i sussidi agli idrocarburi già varati, cioè gli interventi che Meloni rivendicava di poter finanziare, mentre il commissario Valdis Dombrovskis definiva la riduzione «non mirata» delle accise «socialmente ed economicamente inefficiente». L’11 giugno, davanti a Camera e Senato in vista del Consiglio europeo del 18 e 19 giugno, la presidente del Consiglio ha offerto altro materiale: undici dichiarazioni verificate, parecchie ritoccate. Il calo degli sbarchi «dell’80 per cento» regge solo scegliendo la finestra che conviene, i primi cinque mesi del 2026 contro il 2023: su base annua il calo è del 58 per cento, rispetto al 2022 del 37. I costi dell’accoglienza 2014-2016 diventano «tra gli 8 e i 10 miliardi», quando l’Osservatorio CPI della Cattolica ne conta circa 4,6 per la sola accoglienza: il doppio, con un arrotondamento disinvolto.

Il metodo è sempre quello, ed è chiaro: si parte da un dato vero, lo si stira fino al primato, si dà del gufo a chi verifica, mestiere che Pagella Politica fa dal 2012, contando sul fatto che il numero vero in mezzo regga tutto il resto. La grafica dell’8 giugno andrebbe incorniciata, anzi archiviata agli atti: è il manuale della propaganda di governo in un solo post. I fatti, dice FdI, raccontano un’altra storia. Già, e a quanto pare la raccontano pure a loro. Solo che stavolta era scritta nero su bianco.